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Cars 3. La recensione del rombante cartoon della Pixar

Saetta McQueen deve fare i conti con le auto da corsa di nuova generazione. Il suo enorme ego verrà schiacciato dalle circostanze, ma c’è spazio per la redenzione. Abbiamo visto e recensito per voi Cars 3

id., USA, 2017  di Brian Fee. Animazione

carsIl primo Cars (2006) durava quasi due ore. Troppo per un cartoon basato, più che sul plot, sulle meraviglie dell’animazione digitale. Il secondo capitolo (2011) era più breve di una decina di minuti, ma paradossalmente risultava più pesante, poiché poggiava su una trama e un’ironia macchinose (difficile non lasciarsi tentare dal gioco di parole…). Meglio, allora, questa chiusura (speriamo!) della trilogia (102’), che prova a ricalcare i solchi dei copertoni originari.

John Lasseter si limita alla produzione e affida temerariamente la regia (in esclusiva!) allo sconosciuto Fee, il quale non sfoggia uno dei curricula più lunghi e prestigiosi della Pixar.

Torna il bolide fiammante (dettagli e riflessi continuano a sbalordire) Saetta McQueen, che deve fare i conti con l’“età”, con auto da corsa di nuova generazione (lo sprezzante “nemico” si chiama Jackson Storm) e con il proprio dilagante ego, sulla via del ridimensionamento a causa di un rovinoso incidente su pista (comunque privo delle drammatiche conseguenze sottese dal teaser lanciato mesi or sono). Ripresosi, il veicolo cambia scuderia e si fa rimettere in sesto – con poca convinzione – dalla zelante e sostanzialmente inesperta Cruz Ramírez, e proprio grazie a lei (indirettamente) impara il valore della condivisione. Momenti riusciti (la parentesi nel circuito clandestino di Thunder Hollow) e qualche pausa.

Insieme al dittico del derivato Planes, resta la serie meno appassionante dell’azienda. Però il cortometraggio d’apertura, LOU di Dave Mullins, è un piccolo capolavoro.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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