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L’ Enrico V per la prima volta al Globe Theatre di Roma

Nell’affascinante cornice di Villa Borghese, alla presenza del direttore artistico Gigi Proietti è andato in scena venerdì 21 l’ Enrico V,  la prima della famosa opera shakespeariana, capitolo finale della tetralogia maggiore del Bardo, che comprende il Riccardo II e l’ Enrico IV parte prima e seconda

L’ Enrico V prende vita  all’interno del modello di architettura teatrale che lo ha visto nascere, perchè William Shakespeare concepì quest’opera pensando di rappresentarla proprio al Globe theatre di Londra e in teatri che ne avevano le stesse fattezze, e del quale il Silvano Toti Globe Theatre è una copia fedele. Una famosa battuta nel prologo dell’opera ce lo rivela:  

“Come stipare in questa “O” di legno

pur solo gli elmi che tanto terrore

sparsero per il cielo di Azincourt?”

Daniele Pecci  è regista, adattatore e interprete di Re Enrico V d’Inghilterra.

Pecci propone un’edizione tradizionale per scenografia e costumi; poco coraggiosa potremmo dire ma, considerando il luogo particolarmente suggestivo dove si svolge, ha enfatizzato l’illusione di trovarsi nella londra di epoca elisabettiana.

Unica eccezione visiva è stata fatta per il coro interpretato da un solo uomo: dallo strepitoso Carlo Valli (bravissimo attore e doppiatore di Robin Williams), che da moderno fumatore di sigaro in giacca e cravatta ha immerso gli spettatori nelle epici scontri che francesi ed inglesi affrontarono durante il sanguinoso periodo della guerra dei cent’anni.

Trama breve:

Siamo attorno al 1415, Enrico V continua a pressare Carlo VI “il folle” per cedergli il trono di Francia, facendo leva con lontane linee genealogiche, dal canto suo Carlo nega le richieste in quanto ciò violerebbe la legge Salica, un’antica legge che vieta l’ereditaggio di terre e titoli da parte delle donne, poiché Enrico discende da una linea femminile.  L’arcivescovo di Canterbury trova un cavillo per cui anche Carlo risulta discendere da linea femminile, contravvenendo alla stessa legge con cui si fa scudo e gli consiglia di muovere guerra.

Enrico riceve un ambasciatore francese che in riposta alla sua richiesta di cessione del trono recapita a nome del delfino di Francia, figlio di Carlo VI, una palla da tennis. Il gesto goliardico, scatena le ire del re che decide di muovere guerra ai Francesi. Sbarca, così in Francia con il suo esercito al seguito, sgominando i nemici; la battaglia decisiva si svolge ad Azincourt nel giorno di San Crispino, che vede una tremenda sconfitta di Carlo VI.  Egli quindi è costretto a cedere la sua corona ad Enrico  il quale innamoratosi vedendo la figlia del re france Caterina la  sposa pure .

 

In mezzo si alternano momenti di altissima poesia, come il monologo prima della battaglia, a momenti di linguaggio “basso”, cospirazioni, siparietti farseschi che abbiamo imparato a conoscere in altre commedie shakespeariane come in molto rumore per nulla. Elemento geniale è l’uso che il drammaturgo fa del coro che introduce ogni atto. Infatti, non serve solo ad esplicitare la scena allo spettatore, ma ha soprattutto una funzione pedagogica, una lezione al pubblico per svelare la struttura stessa che sta sotto la magia di una rappresentazione teatrale. Alla battuta sulla “O” di inizio articolo esso infatti prosegue:

…E perciò, vi ripeto, perdonateci;

ma se può un numero, in breve spazio,

con uno sgorbio attestare un milione,

che sia concesso a noi, semplici zeri

d’un sì grande totale, stimolare

col nostro recitar le vostre menti.

Sopperite alle nostre deficienze

con le risorse della vostra mente:

moltiplicate per mille ogni uomo,

e con l’aiuto della fantasia

createvi un poderoso esercito.

Quando udrete parlare di cavalli

pensate di veder cavalli veri

stampar l’orme dei lor superbi zoccoli

sopra il molle terreno che le accoglie.

Sarà così la vostra fantasia

a vestire di sfarzo i nostri re,

a menarli dall’uno all’altro luogo,

saltellando sul tempo,

e riducendo a un volger di clessidra

gli eventi occorsi lungo diversi anni;

Una rappresentazione solida, una scrittura svelta che non toglie nulla al testo originale che avrete l’occasione di vedere fino al 6 agosto

 

21 Luglio – 6 Agosto 2017

Ore 21.15
Lunedì riposo

Largo Aqua Felix (Piazza di Siena) – Villa Borghese, Roma

Adattamento e Regia di Daniele Pecci

 

 

Giuseppe Madonia

Anni? Quanti ne bastano per bere, fumare o dire parolacce. Per saperlo dovreste segarmi in due e contare gli anelli come si fa con gli alberi. Acquario ascendente leone, quindi egocentrico o altruista a seconda dei giorni. Non sto a dirvi quali giorni prevalgono. Ho preso a stento una laurea in ingegneria a Palermo con la quale sto cercando di darmi un tono di persona assennata a Roma, ma in realtà sono uno scansafatiche. Mi interesso a tutto quello che non definisco lavoro: fotografia, letteratura, poesia, arte, musica; perchè come disse Oscal Wilde: " il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare"

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