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La fratellanza, un dramma carcerario al cinema con la star di Game of Thrones

La star di Game of Thrones, Nikolaj Coster-Waldau, e un dramma carcerario nel film di Ric Roman Waugh. Abbiamo visto e recensito per voi La fratellanza

Shot Caller, USA, 2017  di Ric Roman Waugh con Nikolaj Coster-Waldau, Jon Bernthal, Lake Bell, Omari Hardwick, Emory Cohen, Jeffrey Donovan, Holt McCallany, Benjamin Bratt

Parecchio tempo fa (nel 1989) uscì un film con Tom Selleck, Un uomo innocente, su un cittadino incastrato da due agenti corrotti e costretto a farsi molti anni di galera, incarognendosi. Per certi versi ricorda l’ultima fatica del non disprezzabile Waugh (Snitch – L’infiltrato), con la sostanziale differenza che qui l’azzeccato protagonista Coster-Waldau (noto per il televisivo Il trono di spade ma pure al centro di Second Chance) finisce dentro per avere effettivamente provocato un disastroso incidente in stato di leggera ubriachezza.

Tuttavia, una volta in prigione, il percorso non è troppo dissimile: Jake (è il nome del personaggio) per sopravvivere fra le varie fazioni impara a menar le mani ed entra nella “supremazia bianca”, tatuatissimi fanatici (dettaglio non abbastanza sottolineato) con leggi proprie che mantengono i loro sporchi traffici pure al di fuori del carcere. L’uomo, presto soprannominato Money per la sua precedente attività di broker, si allontana dalla moglie (Bell) e dal figlio per proteggerli e lega con i compagni di pena – Shotgun (Bernthal) su tutti – fino a divenire a sua volta un pezzo grosso nella gerarchia criminale interna. Mantenendo paradossalmente un barlume di onestà.

È appunto questa doppia morale, affrontata con acume dall’articolato copione (su due piani temporali) steso dallo stesso regista, l’elemento di spicco di un’opera dura, spietata (realistiche le numerose esecuzioni all’arma bianca) e lucida.

Fra tante “facce da detenuto” si distinguono Evan Jones e il temibile Holt McCallany.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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