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Noi siamo tutto, la recensione del dramma young adult

Dopo il grande successo di “Io prima di te”, arriva al cinema “Noi siamo tutto”, un altro dramma che coinvolge e stravolge la vita di due giovani adulti. L’abbiamo visto e recensito per voi

Everything, Everything, USA, 2017  di Stella Meghie con Amandla Stenberg, Nick Robinson, Anika Noni Rose, Ana de la Reguera, Taylor Hickson, Danube R. Hermosillo, Françoise Yip, Dan Payne

Dal best seller di Nicola Yoon Stella Meghie trae questo dramma young adult il cui titolo italiano vuol richiamare impunemente Io prima di te.

L’impronta femminile è “spezzata” dallo sceneggiatore J. Mills Goodloe, il quale conferisce alla storia della diciottenne Maddy (Amandla Stenberg, che qualcuno ricorderà ancora bambina nel primo Hunger Games) – affetta da una grave forma di immunodeficienza (la SCID) e perciò da sempre relegata nella sua lussuosa abitazione dall’apprensiva madre medico (Anika Noni Rose, voce originale di Tiana ne La principessa e il ranocchio), quindi tonificata dal trasferimento nella casa accanto e dai progressivi sentimenti del premuroso coetaneo Olly (Nick Robinson, il maggiore dei fratellini di Jurassic World) – un commisurato pathos e parecchie ingenuità, soprattutto nella svolta finale e nel trattamento di alcune figure secondarie (vedi l’amica del cuore o l’intera famiglia del vicino).

Per fortuna la regista, al di là di qualche ingenuità (per esempio, i mittenti nei primi sms che i protagonisti si scambiano), trova il modo di ravvivare la narrazione, in particolare inscenando dei vivaci colloqui virtuali tra i ragazzi (dove però l’immaginario astronauta fatica a inserirsi).

L’evoluzione della trama è all’insegna di un’improbabile incoscienza, la svolta non è imprevedibile, ma in fondo non è un film dalle grandi pretese. Tuttavia, non possiamo parlare di originalità assoluta: chi si ricorda dello speculare (lui al posto di lei) Crystal Heart – Voglia d’amore (1986)?

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Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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