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Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore: la recensione di Verve

Un intenso noir quello di Le Ardenne – Oltre i confini dell’amore. L’abbiamo visto e recensito per voi

D’Ardennen, Belgio, 2015  di Robin Pront con Kevin Janssens, Jeroen Perceval, Veerle Baetens, Jan Bijvoet, Sam Louwyck, Viviane de Muynck, Éric Godon, Peter Van den Begin

le ardenneQuando il noir è veramente “nero”. Dall’operoso Belgio ci giungono spesso storie conflittuali, di degrado, di rabbia. L’esordio di Pront non si sottrae a queste caratteristiche, inserite in un impianto piuttosto classico, rischiando di assomigliare – non sarebbe un crimine – a tanti altri film che radunano keywords come “famiglia di lestofanti”, “redenzione inarrivabile”, “amor proibito”.

Fortunatamente il coerente atto finale (che si svolge fra gli incontaminati paesaggi della catena montuosa del titolo), inaspettatamente drastico e connotato dalla scusabile assenza di qualche nesso, riscatta del tutto un plot che comunque cattura.

Kenny, finito dentro per rapina, esce dopo quattro anni, desideroso di ritrovare la sua Sylvie e il fratello Dave. Costoro, complici del furto finito male, nel frattempo hanno costruito qualcosa d’importante: fanno coppia e si sono disintossicati con difficoltà da droga e alcol. Tuttavia la purezza del loro sentimento non è sufficiente a insufflare loro il coraggio necessario per spiegare la mutata situazione al violento e sempre più imprevedibile ex-detenuto, pronto a infilarsi in nuovi guai e in risse pericolose.

I contrapposti congiunti hanno le facce giuste di Janssens, ottusamente violento, e Perceval, il cui sguardo conserva un’indole innocente; la donna contesa è Baetens, vista in Alabama Monroe – Una storia d’amore. Menzione per l’imperturbabile compagno di cella disponibile a occultare cadaveri Bijvoet, già al centro dell’anticonvenzionale El abrazo de la serpiente.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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