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Negret, insapore regista colombiano, dirige Overdrive. La recensione

id., USA/Francia/Belgio, 2017  di Antonio Negret con Scott Eastwood, Freddie Thorp, Ana de Armas, Gaia Weiss, Simon Abkarian, Clemens Schick, Abraham Belaga, Moussa Maaskri

negretOvvero i danni collaterali dell’inarrestabile saga di Fast & Furious (già valutabili dal floscio Need for Speed).

L’insapore regista colombiano Negret, tre lungometraggi alle spalle e tanta tv in mezzo, assecondando l’esangue script di Michael Brandt e Derek Haas, insedia la sua troupe dalle parti di Marsiglia e imbastisce un heist movie – l’oggetto del contendere sono i bolidi da collezione – intriso d’azione rifritta e improbabili inseguimenti (splendide auto d’epoca che sfrecciano fra i tornanti…).

Dei furti si occupano imprudentemente fin dalle prime scene i fratellastri Andrew e Garrett Foster (il figlio d’arte Scott Eastwood e Freddie Thorp), mentre la fidanzata del primo, Stephanie (Ana de Armas), vorrebbe partecipare attivamente ai “prelievi”.

Arriva inevitabilmente il giorno in cui i due rompono le uova nel paniere a un potente gangster locale (Simon Abkarian, che sfoggia vacuamente il suo professionismo); per non finire ammazzati i giovanotti gli promettono una golosa fetta di ciò che ricaveranno dal prossimo colpo, programmato nella scuderia di un altro pericoloso delinquente, stavolta tedesco (Clemens Schick).

Sembra dunque che l’esperienza non insegni niente a questi ragazzi, ma c’è una svolta (a gomito) che rimette tutto in discussione; perfino troppo, dato che gli scenari nel finale andrebbero completamente ridisegnati.

A ingenuità clamorose (come quella della combinazione del garage) tentano di sopperire bei fondali e belle signorine (non ci scordiamo della borseggiatrice bionda Gaia Weiss).

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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