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Ricostruiamo Villa Deliella : un progetto critico contro l’immobilismo culturale

repubblica_villa_deliellaE’ stato presentato in conferenza stampa, sabato 28 novembre 2015 , nei locali di Ance Palermo a Palazzo Forcella De Seta quello che si presenta come un progetto critico: la ricostruzione di Villa Deliella.
L’evento che si svolse tra il 28 ed il 29 novembre 1959, ovvero la distruzione della sontuosa villa in stile Liberty progettata da Ernesto Basile, è stato un vero schiaffo morale alla città.
Villa Deliella , situata nell’area oggi occupata da un posteggio nei pressi di Piazza Croci, fu rasa al suolo nel silenzio della proprietà e con il benestare dell’amministrazione comunale di allora guidata da Ciancimino. La sua distruzione fu il frutto di una connivenza Stato- Mafia che sin da quei tempi gettava le basi per la mortificazione della splendida città di Palermo.
Il silenzio della borghesia palermitana, sottomessa alle macchinazioni del sistema del malaffare siculo, fu l’aspetto più vergognoso della vicenda, più della distruzione della splendida villa stessa.

Oggi, dopo 56 anni, quel silenzio omertoso viene finalmente interrotto dall’iniziativa di due giovani architetti palermitani, Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, con la proposta di ricostruire Villa Deliella.
<<A volte, i problemi sono davanti agli occhi di tutti ed è più semplice voltarsi che metterci la faccia>> ,esordisce l’architetto Maniscalco.
La proposta dei due professionisti è quella di ricostruire Villa Deliella nel modo più fedele possibile all’originale, destinandone l’uso a museo del Liberty palermitano e rendendo Piazza Croci un’area ciclo-pedonale. L’iniziativa non è di certo scevra da polemiche, tant’è che l’accusa di guardare troppo al passato si è fatta largo tra i detrattori del progetto.

<<La nostra non è una provocazione- afferma Maniscalco– ma è un punto di partenza. Vogliamo guardare al passato ma solo per costruire il futuro. Siamo architetti moderni>>.
Un’emozionata architetto Argiroffi immobilizza la platea, costituita da architetti, giornalisti e appassionati d’arte, affermando con decisione che gli intellettuali liberi hanno l’obbligo di alzare la voce, chiedendo di uscire dall’immobilismo che da più di cinquant’anni a questa parte connota gli addetti ai lavori.

Una tavola di progetto originale di Villa Deliella di Ernesto Basile

Una tavola di progetto originale di Villa Deliella di Ernesto Basile

La proposta di ricostruire Villa Deliella non è ancora accompagnata da un progetto messo nero su bianco. Servirà, infatti, aprire un tavolo tecnico con il Comune di Palermo, al momento favorevole all’iniziativa, e reperire i fondi necessari. Si prevede, infatti, una spesa di circa 5.000.000 di euro, una cifra che potrebbe essere destinata ai lavori più facilmente se provenisse da privati.
Un acceso dibattito tra gli intervenuti all’evento rivela il desiderio di alcuni di trasformare l’area in cui sorgeva la villa in un giardino d’inverno, oppure in un luogo adatto ai bambini.  L’incontro è stato moderato da Alberto Bonanno e ha visto la partecipazione di  Cesare Ajroldi, Matteo Scognamiglio e Iano Monaco, oltre al vice sindaco Emilio Arcuri.
Una magistrale lezione del prof. Ettore Sessa sul progetto di Villa Deliella di Ernesto Basile conclude con entusiasmante slancio produttivo un incontro che ha dimostrato la vivacità progettuale delle nuove leve dell’architettura.

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Andrea Liguori

Andrea Liguori, architetto palermitano trasferitosi a Berlino, ha sposato la causa di Villa Deliella , lasciandoci una sua riflessione sulla tanto dibattuta questione.

<<Se n’ è parlato tanto e si continuerà sicuramente a farlo. Questo è già un bel traguardo per i promotori dell’iniziativa. C’è di contro chi, pur di criticare, vede in questa proposta – maliziosamente – una mera volontà di farsi pubblicità.
Tra gli architetti la polemica divampa. Ma non è un “affaire” tra architetti , non deve (e non può) esserlo.
Un paese che ha una visione romantica del passato, che possiede il culto delle rovine, non può accettare una ricostruzione filologica: “Falso storico!”, gridano sdegnati in molti. Ma cos’è un falso? Una riproduzione, giusto.
Riprodurre quanto perso nello stesso stile del passato sarebbe , secondo molti , sintomo di una codardia culturale, addirittura dell’incapacità del nostro tempo di accettare le conseguenze di una tragedia o di una sorta di anoressia nervosa architettonica . Ma credo che a volte ci si ritrovi a ripetere i precetti ortodossi del modernismo.
Ciò che ha aperto le menti (il modernismo con la sua carica culturale e sociale) rischia oggi di finire per chiuderle. L’ideologia la fa da padrona. Ci hanno insegnato nelle nostre università che è meglio una bestemmia che una ricostruzione. Il solo nominare questa parola fa gridare ad alcuni: barbarie!
La ricostruzione di un edificio , secondo un pensiero condiviso ,dovrebbe avvenire secondo i canoni della nostra epoca e non diventare una copia esanime. Certo, potrà assomigliare all’edificio precedente, ma non sarà mai uguale. Su questo possiamo concordare tutti, senza dubbio.
Altri critici dicono che le priorità sono altre. Sicuramente. Quindi ci ritroviamo in una città che nell’inseguire le infinite priorità ed urgenze si condanna da generazioni all’immobilismo.
Chi scrive sogna di veder realizzate opere di archistar contemporanee ed ottimi progettisti locali nella stessa città e crede fortemente che l’architettura debba dare risposte contemporanee alle esigenze socio-urbanistiche.
Ma qual è allora il punto di forza dell’iniziativa? Forse , proprio l’assurdità. Quel contesto oggi è stravolto e stride con l’idea originale del progetto del Basile. Ma è proprio in questo stridere che si evidenzia maggiormente la potenza del manufatto architettonico come simbolo di opposizione alle barbarie e portatore di una bellezza il cui fantasma continua ad aleggiare senza pace.>>

Sabrina Gottuso

Classe '86, blogger, redattrice giornalistica ed esperta in social media marketing. Appena ventenne ho iniziato le mie prime collaborazioni con diversi web magazine, occupandomi di politica, società e spettacolo. Sono stata collaboratrice al Giornale di Sicilia per la cronaca locale e corrispondente del programma radio-tv "Ditelo ad RGS". Nel 2015 ho fondato con altri colleghi Verve Magazine, dando spazio finalmente alla mia grande passione per la moda. Collezionatrice seriale di borse e scarpe, vedo la moda come un veicolo di esternazione della propria personalità. Com'è la mia? Estremamente creativa e caparbia. Dopo aver lavorato in tv locali come assistente di produzione e autrice, sogno di condurre un programma tutto mio e di vivere di scrittura. Nel frattempo ho aperto un'agenzia di consulenza nel campo della comunicazione e mi occupo di reputazione digitale per aziende e professionisti.

1 Commento

  1. Argiroffi… mmm
    non so perché ma questo cognome mi suona molto. Ora lo cerco su google.

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