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Bestie di Scena di Emma Dante o l’immediatezza senza fronzoli dell’umanità

Si è lasciato applaudire, acclamare e odiare al Piccolo di Milano e in giro per l’Europa. Debutta finalmente al teatro Biondo nella sua città natale, Palermo. É  Bestie di Scena, una vera e propria opera omnia dell’umano firmata da Emma Dante.

Bestie di Scena potrebbe dirsi il fulcro generatore dell’intera dinamica ideologica e creativa di Emma Dante. È, inoltre, un’opera grandiosa dell’umana specie e della sua essenza, allo stesso tempo empirica ed intellegibile, inabissata  scientemente nell’impervio periglio di un palcoscenico.

Nella progettualità iniziale della Dante il desiderio, conscio e ardente, di narrare dell’essere attore. Allo stesso tempo di quella stessa essenza, artificio mitizzato di arte e tecnica, la drammaturga rintraccia limiti ed esigenze sommesse. Ne consegue una virata d’intenti, illuminata quanto selvaggia. Ed un nuovo viaggio nelle profondità recondite dell’essere umano, svestito, sviscerato. Un essere umano totale, genuino, oscuro, primordiale.

Bestie di Scena è un opera palese, chiara, onesta e scevra di arrovelli e orpelli. Una rivelazione puntuale dell’umanità, nella sua vulnerabilità ed imperfezione. Bestie di Scena

Sulla scena, a sipario aperto e luci di sala accese, i 14 coraggiosi attori interpellati da Emma Dante danzano ritmici, marciano ossessivi, corrono in cerchio come neuroni iper-cinetici. È la prefazione all’opera, che assuefà lo sguardo alla perseguita spossatezza della fisicità. Nell’ipnosi acustica dei passi, che rimbombano sulle tavole del palco, i 14 attori si denudano a poco a poco sul proscenio. Con il loro corpo si fanno immediatezza, cruda e dura. Generando il pathos della vergogna, di biblica memoria, impongono se stessi.

Bestie di ScenaSforando l’immagine ieratica dell’arte scenica si ricompone una compagine umana variegata e dissimile. Sintesi perfetta di metamorfosi, evoluzione, involuzione ed armonia. Tutto convogliato in una giostra  di veraci tormenti, infantilismi, istinto, asti, ed affinità.

Le Bestie di Scena sono loro, ma siamo anche noi. Nelle pratiche del quotidiano, pregne di un senso compiuto dall’insopprimibile decenza ancestrale. E nelle pratiche dell’extra quotidiano, come la danza e la scherma, da sempre innalzate ad espressione sublimata dell’umano e qui svelate quali cruente forme di controllo, standardizzazione e repressione.

Uomini e donne come giullari, burattini, schiavi, carne da macello. Probabilmente, a immagine e somiglianza del subconscio perentorio della stessa Dante. Esseri umani nel vortice di un infinito e totalizzante darsi alla reazione del pubblico, al suo occhio pellegrino e ad una immedesimazione spesso rifiutata. Dunque, Bestie di Scena private dell’estro, ma indotte al vigore magmatico d’un espressività al culmine del limite fisico.

Bestie di Scena nel gorgo irrisorio quanto iconico di Sabino Civilleri, orango urlante e farfugliante intento a trastullarsi il membro mentre si empie la bocca di noccioline. Un’immagine potente, specchio di una umanità autentica e viva estratta a forza dalle sovrastrutture della civiltà e della cultura.

Una vera opera teatrale, benché priva di parole, unica e formidabile. Un esempio di teatro fisico, prorompente, tenace ed impeccabile. Uno spettacolo che rapisce, e non da tregua.

14 interpreti prodigiosi, partecipi ed estraniati allo stesso tempo (diversamente, non potrebbero sopravvivere alle sollecitazioni continue dell’opera).  Dietro le Bestie di Scena la mano carismatica e l’inesauribile genialità di Emma Dante.

Ben 7 le chiamate alla ribalta per l’intero cast  formato da Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli, Marta Zollet, Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara.  Fragorosi e quanto mai  affettuosi gli applausi del pubblico del Biondo per Emma Dante che riceve in dono dal direttore Alajmo  un mazzo di fiori.

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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