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Gabriele Cicirello, un talento teatrale nell’olimpo del cinema

Il viso scavato e la barba incolta, a incorniciare occhi castani profondi e lontani. Una bellezza longilinea e mascolina, autunnale e intensa. Lui è Gabriele Cicirello, talentuoso attore che dalle brume afose della Palermo teatrale è giunto a calcare set internazionali ed il mitico red carpet al Festival di Cannes.

Gabriele CicirelloIl suo nome a molti potrebbe suonare sconosciuto, ma Gabriele Cicirello è un personaggio della nostra  cultura, tutt’altro che trascurabile. Classe 1991, palermitano, si è diplomato presso l’accademia “Silvio D’Amico” di Roma. Da subito attore teatrale apprezzato , si è prestato con ottimi risultati anche all’arte del drammaturgo.

Oggi lo si può ammirare al cinema nel ruolo, sofferto e tragico, di Benedetto Buscetta (figlio maggiore del boss/pentito Tommaso Buscetta ndr) nel film Il Traditore” di Marco Bellocchio. Il biopic, che racconta la controversa figura del noto esponente di Cosa Nostra, è frutto di una maxi coproduzione italo-franco-germano-brasiliana. La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale in concorso alla 72ª edizione del Festival di Cannes. È uscito nelle sale italiane il 23 maggio del 2019 e a quasi due mesi di distanza fa ancora parlar di sé tra le opere in programmazione.

Abbiamo raggiunto per voi Gabriele Cicirello. In questa intervista abbiamo sondato la sua esperienza d’allievo e professionista del teatro e del cinema. Indagato del rapporto umano e artistico con il fratello Paride, anche lui attore. Scandagliato la sua esperienza di novello “cenerentolo” al debutto nel gotha del cinema internazionale, il festival di Cannes.

  • Gabriele Cicirello, come è nata e si è evoluta in te la passione per l’arte della recitazione?

La mia passione per la recitazione nasce sin da piccolo. Essendo figlio e fratello di attori ho vissuto da sempre in teatro, prima da pubblico, in braccio a mia madre ad assistere a prove e repliche di mio padre, e poi da attore sulle tavole del palcoscenico. Ho provato negli anni del liceo ad allontanarmi da questa arte, per capire se fossi influenzato dalla mia famiglia o meno, ma sono giunto con consapevolezza alla conclusione che il teatro era davvero il mio mondo, in cui volevo vivere. Ho iniziato con un laboratorio teatrale a Palermo diretto da Maurizio Spicuzza e poi ho continuato i miei studi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.Gabriele Cicirello

  • Attore richiesto, stimato e premiato in ambito teatrale, ma anche autore di alcuni dei tuoi stessi spettacoli, in quale veste ti riconosci di più?

Bella domanda. Se devo essere sincero, nel mio caso, non distinguo le vesti. Un attore spesso è anche autore, e credo che a volte entrambe le arti camminino di pari passo. Io innanzitutto sono un giovane attore che ha tanta voglia di imparare sempre di più. Le diverse esperienze che ho avuto hanno fatto nascere in me la necessità di scrivere e di mettere in scena due spettacoli. Sono passioni impegnative che non smetterò mai di coltivare e approfondire, perché non trovano una fine, ma si sviluppano nel corso della mia vita, in maniera diversa e in base ad esperienze, incontri e scelte.

  • Hai un personaggio, un artista, che ispira la tua professione d’attore?

Le ispirazioni possono essere di diverso genere. A volte anche un dipinto o una canzone possono essere materiale a cui aggrapparsi per trovare una strada. Di certo ci sono stati attori o registi che hanno illuminato il mio percorso e il mio desiderio di migliorare; artisti che magari fungono da maestri anche se non li ho mai conosciuti. Uno fra tutti è Gian Maria Volontè, di lui mi parlava mio fratello Paride, mi ha sempre affascinato ed ho la fortuna di aver visto quasi tutti i suoi film.

  • Robert Wilson, Emma Dante, Maurizio Scaparro, Massimiliano Civica; un percorso artistico variegato ed eclettico. In che modo ti sei approcciato ad essi e in che termini li racconteresti?

Sono dei registi che lasciano una forte impronta nella loro modalità di fare teatro. E proprio per questo il mio lavorare con loro è stato di volta in volta differente. L’approccio più semplice,di sicuro, è stato quello con Maurizio Scaparro, che si avvicina anche ad un’idea più classica di messa in scena di uno spettacolo. Quello più noioso, per quanto lo reputi un grande artista e installatore, è stato con Robert Wilson. Il suo concetto, le sue formule creative con gli attori non lasciano spazio ad uno studio o ad una proposta personale, ma dirige gli attori come fossero delle macchine. Tuttavia, ho trovato anche questa esperienza parecchio formativa. Massimiliano Civica l’ho incontrato in accademia e ho avuto la possibilità di partecipare ad un progetto diretto da lui, insieme a tutta la classe.  Il percorso svolto è stato molto bello e divertente . E’ come se costruisse dei binari precisi su cui far viaggiare gli attori con le loro caratteristiche, le loro possibilità e le loro proposte, limate dal suo istinto geniale. Infine c’è Emma Dante. Un incontro coinvolgente e intenso. Adoro i suoi spettacoli, la sua sincerità, la sua poesia. Nel suo teatro trovo le viscere della mia città, anche quando non si parla di Palermo. Ho avuto la fortuna di vivere un suo spettacolo, che  tra l’altro è nato in Accademia. Spero di poterla rincontrare presto.

  • Sul grande schermo per Marco Bellocchio, nel suo “Il Traditore” con PierFrancesco Favino, un progetto enorme che t’ha portato al Festival di Cannes. Cosa puoi raccontarci di questa grande esperienza, che aneddoti, che emozioni?

Gabriele CicirelloIl film “Il Traditore” è la mia prima esperienza cinematografica. Sono grato di questa possibilità che il maestro Marco Bellocchio mi ha concesso. Non potevo augurarmi di meglio. E’ stata un’esperienza che porterò con me per tutta la vita. Ho sempre pensato di voler fare solamente teatro, ritenendo che fare cinema fosse un altro mestiere. E invece mi sono ricreduto, proprio stando sul set con un regista come Bellocchio. Da ciò riconosco ancor di più la bellezza di questa esperienza. Farmi appassionare ad un qualcosa di nuovo, e farmi riconoscere che in realtà forse l’attore teatrale e cinematografico non sono poi così distanti, è stato spiazzante. Bellocchio dirige gli attori come fossero su un palcoscenico. È emozionante vederlo dietro alla macchina da presa. Ricordo ancora il mio primo incontro con lui ai provini, e la sua curiosità nel conoscermi personalmente. Prima di iniziare le riprese mi ha invitato in una casa dove alloggiava, a Palermo, per parlare da soli, io e lui, della mia figura all’interno del film. Mi torna dinnanzi agli occhi, soprattutto, la semplicità con cui si è confrontato con me onde capire il percorso di Benedetto Buscetta.  La cosa più bella è aver partecipato ad un film, che ritengo un capolavoro.

“Riguardo a Cannes, non mi aspettavo completamente di poter ricevere l’invito. A due giorni dalla presentazione del film al Festival, sono stato contattato dalla produzione e pensavo avessero sbagliato attore, invece ero proprio io. L’emozione di vedersi all’interno di un festival così importante è indescrivibile. Dopo la proiezione, a cena, ho incontrato Pierfrancesco Favino, che ancora non avevo visto nel turbinio di quell’occasione. Mi ha stretto forte, forse un po’ come Tommaso Buscetta avrebbe fatto (o voluto fare) col figlio Benedetto.”Gabriele Cicirello

Favino ha avuto la capacità di farmi sentire sempre a mio agio sul set. Mi ha permesso di poter vivere il primo ciak della mia vita, nel miglior modo possibile. E’ un grande attore, ed ho avuto diverse scene con lui. La più difficile è stata quella iniziale del film, in cui mi raggiunge sulla spiaggia dove mi trova strafatto d’eroina. La cosa che più mi ha colpito, è stata la forza e l’energia di questo attore, che in un attimo trasformava la scena, rendendola improvvisamente realtà. Una persona stupenda e umile. Un esempio per me.

  • Un aggettivo per definire il lavoro registico di Bellocchio.

Coraggioso.

  • Nel personaggio di Alfredo, all’interno del tuo dramma “Con tutto il mio Amare” si trova a, mio parere, il prototipo teatrale, tenero, fragile e tragico, del personaggio di Benedetto de “il Traditore”. È solo una sensazione o hai davvero creato un’afferenza tra i due caratteri.

Di certo si tratta di due anime fragili, certo inserite in un contesto totalmente diverso. Non ho deciso di creare alcuna relazione. L’unica cosa che ho fatto, è stato andare a scavare nella mia idea di vittima, sacrificata e sacrificale. È accaduto così, quasi per caso, che le due interpretazioni si andassero ad incontrare.

  • Dal girato traspare, sul tuo corpo sul tuo viso, una certa immedesimazione. Quanto hai sofferto il ruolo di Benedetto, anima pura, perduta e brutalmente sacrificata?

Non avendo molte battute, mi sono concentrato principalmente sul gesto, sul movimento, sullo sguardo, sui particolari. Ancora di più  perché un agente esterno, come la droga in questo caso, agisce sul soggetto in questione. Ho studiato guardando tanti video e diversi film, cercando gli effetti, potenti e devastanti dell’eroina sull’essere umano. Ho cercato di trasportare  tutto ciò su questo corpo, che subisce, non solo l’impietosa potenza della droga ma anche le nefandezze d’una totale assenza familiare. L’anima di Benedetto è già perduta forse anche prima di essere uccisa.

  • Che idea ti sei fatto del personaggio di Buscetta?

Credo che l’esistenza di Tommaso Buscetta sia sfaccettata, come in parte si vede dal film. La sua storia è affascinante proprio perché, come un attore, egli è si trasformato continuamente. Fondamentali le sue confessioni, che hanno permesso di svelare il mondo di Cosa Nostra e di far arrestare centinaia di malviventi. Ciò non toglie che sia stato un personaggio negativo. Un assassino e un trafficante di droga. Il film non omette questo lato negativo. Però, racconta la storia di un essere umano che, forse, ad un certo punto della vita si è pentito degli atti commessi. A differenza di un Totò Riina che invece, a mio dire, si avvicinava di più alla belva che all’uomo.Gabriele Cicirello

  • Sulla tua pagina Facebook, un selfie rivela che sei nuovamente sul set, puoi svelarci qualcosa dei tuoi futuri impegni e progetti?

Si tratta di un film internazionale per il cinema, al quale partecipo per un piccolo ruolo. Ancora, però, non posso svelare nient’altro.

  • Quale è stata, se c’è stata, la richiesta più bizzarra avanzata dal regista Bellocchio?

Ricordo che quando eravamo in Brasile, a girare le scene della tortura, la mattina stessa delle riprese, lui aveva presentato a me e a mio fratello (Paride Cicirello ndr) una scena dialogata, che aveva scritto la stessa notte. Voleva che la imparassimo sul momento, per recitarla. Purtroppo tale scena è stata tagliata in fase di montaggio.

  • Con quale grande regista vivente ameresti lavorare?

Domanda difficile. Sono diversi e tanti. Tra i registi stranieri di certo ci sono Tarantino, Scorsese e Cuarón. Tra gli italiani Garrone, Sorrentino, Virzì e tanti giovani registi che negli ultimi anni stanno facendo dei film d’autore molto belli con un’identità forte.

  • I rapporti tra fratelli, per quanto meravigliosi, alle volte si rivelano difficili. Tu e tuo fratello Paride condividete la stessa professione; come racconteresti, descriveresti, il vostro legame?

Io e mio fratello abbiamo avuto sempre un rapporto intenso, da quando siamo bambini. La nostra fratellanza si nutre d’amore, di litigi e abbracci, tutto ciò ci unisce sempre di più. La passione comune ci ha accompagnati nel corso della crescita. Io ho sempre stimato anche artisticamente mio fratello e posso dire che è la persona da cui ho imparato di più. Questa avventura (il set condiviso de “il Traditore” ndr) è stato un modo per ritrovarci nuovamente vicini, dopo anni in cui abbiamo vissuto lontano.  Affrontando le forti emozioni del film ci siamo aiutati a vicenda. Spero arrivi presto la possibilità di lavorare di nuovo con lui.Gabriele Cicirello

Alle nostre domande Gabriele Cicirello non si tira indietro, risponde con sincerità e trasporto. Nello stile proprio a quegli artisti che, nella loro gentilezza ed umiltà, conoscono la grandezza.

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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