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Gioielli con latte materno: intervista a Marina D’Avanzo fra amore e stupore

Gioielli con latte materno: un argomento che ha diviso il web fra ferventi sostenitori e chi trova questa ed altre pratiche legate alla maternità quantomeno strane.

Cosa sono i gioielli con latte materno? Perchè sono uno dei termini più cercati sul web da mamme e future mamme? Per capirne di più abbiamo intervistato Marina D’Avanzo, che questi (e altri) gioielli realizza in prima persona con amore e devozione, quasi fosse una ‘missione’ da mamma a mamma.

Con lei scopriamo la grande naturalezza della maternità, vissuta senza riserve, ed una spiccata sensibilità personale,  condivisa in una pratica del ricordo e dell’amore, che supera la creazione del gioiello stesso per approdare a quello che lei definisce il ‘Villaggio delle donne‘.

Marina Davanzo, 40 anni, napoletana.

Mamma da due anni.

Professione: Artigiana del ricordo. Lavora al progetto Made with love Mom da quando il figlio aveva 3 mesi.

 

Qui il gruppo Facebook

Qui, la pagina Facebook

Ti occupi di qualcosa di davvero originale. Come ti è venuta l’idea di creare gioielli con latte materno?

“Tutto è iniziato da quando abbiamo deciso di volere un figlio. Pensavamo sarebbe stato semplice, ma il destino ci ha fatto penare tanto per averlo. Sette anni di cure e attese, tre PMA  e finalmente il nostro piccolo grande miracolo.

Tanta sofferenza mi ha stravolto la vita e ho iniziato a rivedere il mio modo di vivere. Ero mamma di due bimbi…uno l’ho perso durante le prime settimane. Ho avuto una gravidanza turbolenta e nonostante la rottura delle acque all’ottavo mese ho pregato il dottore affinché rispettasse i suoi tempi di nascita con un parto naturale.

Avevo la necessità di appropriarmi di quella naturalezza che mi era stata tolta dal freddo concepimento in provetta. Ho scoperto il babywearing  come filosofia dell’alto contatto e l’allattamento è stato la mia passione. Ho insistito per allattarlo e non è stato semplice perché era piccolo.

Volevo conservare un ricordo di tutto questo; volevo regalarmi qualcosa che mi ricordasse l’allattamento. Amo tutto ciò che è originale, non commerciale. Su internet ho scoperto una signora americana che creava gioielli di latte materno e da lì è iniziato tutto ma volevo farlo da me; a mio gusto.

…E ti sei lanciata in quest’avventura. L’hai pubblicizzata tu per farne il tuo lavoro o sono state le altre mamme che, vedendo il tuo gioiello, hanno iniziato a richiederne qualcuno per sé?

“Dapprima ho collaborato con un’altra mamma, poi le strade si sono separate perché volevo mettere a punto un sistema che mi soddisfacesse completamente. Ho iniziato a documentarmi e ho creato un gruppo postando i miei lavori. Sono piaciuti tantissimo fin da subito. Le mamme mi dicono che si vede che sono realmente ‘Made with love‘ ed ecco perché la scelta del nome.”

La tua è una pratica non convenzionale. Concretamente, come riesci a trasformare il latte materno in un gioiello?

“Basta un cucchiaio di latte materno da inviare in provetta e in busta imbottita. Viene lavorato con addensanti e resine. Realizzo per lo più delle pietre di latte che incastono in gioielli per ottenere un prodotto raffinato ed elegante. Mi faccio raccontare le storie di latte da ogni mamma e creo gioielli estremamente personalizzati. Lavoro solo con materiali anallergici e di qualità nel rispetto di mamma e bambino. Sperimento sempre nuove tecniche di lavorazione con grandi soddisfazioni.”

 

C’è il rischio che il latte possa andare a male durante la spedizione e perdere l’essenza di questo ‘nettare prezioso’? Questi gioielli sono biodegradabili? C’è il rischio che possano trasudare o perdere latte?

“Il latte viene sigillato perfettamente; do sempre indicazioni molto precise anche per la conservazione.”

Questi gioielli li indossano solo le mamme o anche i bimbi? Hai mai fatto gioielli uguali per madri e figlie?

“Li indossano le mamme e i bimbi quando saranno grandi, ma anche i papà e i nonni. Sono bei doni anche per l’ostetrica o la madrina e il padrino di battesimo. Ho realizzato anche una linea uomo.”

Volendo, potrebbero diventare anche delle idee per le bomboniere del battesimo?

“L’idea di creare tante cose uguali per gli invitati non mi piace. Non mi piace banalizzare e molti non le apprezzerebbero. E’ una cosa molto personale. Mi rifiuterei. Vige sempre il buon senso e il buon gusto.”

Quindi non approfitti dell’ondata emotiva che talvolta può portare a fare delle scelte avventate?

“Non direi, visti prezzi che chiedo.”

Ecco, parliamo di prezzi e tempi di lavorazione.

“Lo considero un piccolo rimborso spese per un lavoro che richiede tempo e passione (3-4 giorni in media ma dipende dalla lavorazione). I miei gioielli sono e devono essere per tutte, perché prima di essere gioielli sono ricordi e messaggi d’amore e quelli non si negano a nessuno. Creo ricordi per tutte le tasche sempre nel rispetto della qualità che per me è prioritario. Io sono solo un mezzo. La materia prima se c’è è solo merito di tante mamme che con devozione compiono questo grande gesto d’amore.”

Parlavi di nuove tecniche. Puoi farci qualche esempio?

“Le mamme mi chiedono di creare gioielli per conservare il primo dentino, la prima ciocca di capelli, i monconi ombelicali. Realizzo delle scatoline di legno per il forte legame con la natura e ci cristallizzo i monconi ombelicali all’interno.”

Sinceramente, non ti ha fatto impressione cristallizzare il primo moncone ombelicale?

“Le mamme mi affidano i loro ricordi affinché diventino gioielli. Mi definiscono l’artigiana dei ricordi; è un onore per me e lo faccio con grande umiltà.

Non mi ha fatto impressione! Per me il cordone rappresenta il primo legame di vita. E’ una cosa naturale. Sono altre le cose che impressionano…come il cattivo gusto in genere! Per la natura e le sue creature solo tanto rispetto.”

Posso chiederti la cosa più strana o di cattivo gusto che ti abbiano chiesto?

“Orecchini enormi a cerchio…non si potevano guardare! Grandi cerchi con una palla che scendeva. Quando faccio qualcosa ci metto la mia faccia e la mia firma. Ho un mio stile e lo seguo. Ad alcune richieste rinuncio con molta tranquillità e rispetto.”

Le mamme sono in buone mani quindi. Diventi un pò la loro consulente?

“Per me le mamme sono delle vere amiche virtuali. Ci sentiamo spesso. Condividiamo le gioie e le difficoltà dell’essere mamme. Non si tratta solo di creare gioielli ma di creare una comunità di mamme in contatto fra loro. Ci scambiamo consigli e supporto. Sto crescendo tanto come mamma proprio grazie al rapporto con loro. Questa è la cosa più bella! Il gioiello viene dopo.”

Accennavi al fatto che non tutti apprezzerebbero un dono del genere. Cosa pensi di tutte quelle persone che trovano inquietanti queste pratiche e delle pagine Facebook (una su tutte ‘Il signor distruggere’) che ne fanno oggetto di commenti e ilarità? Cosa vorresti dirgli se potessi avere un confronto con loro?

“Nulla. Ogni opinione va rispettata purchè sia espressa con eleganza e senza offendere nessuno. Quando questo viene a mancare non ci può essere confronto, perché partono già mal intenzionati. L’allattamento se non lo si vive sulla propria pelle non lo si può raccontare agli altri. Chi non è superficiale questo lo capisce e si astiene dal dare giudizi.

Se sei d’accordo ti lancio una piccola sfida. Non ho ancora figli ma mi piacerebbe averne. Ti andrebbe di chiacchierare un po’ con me come se fossi una delle tue mamme? Qual è il gioiello che realizzeresti per me?

“Bene. Inizierei dai tuoi tatuaggi – una rosa dei venti, i tre versi finali di una poesia di Neruda e la rosa de ‘Il piccolo principe’- cosa li accomuna?”

Credo si possa dire che li accomuni l’amore,  amore dato e ricevuto, amore non capito e desiderato e la ricerca. Ognuno dei miei tatuaggi racchiude una qualche consapevolezza acquisita ma anche lo sforzo di una ricerca sempre aperta. (Questa la sintesi di un lungo discorso con Marina che ha saputo sfiorare i miei ricordi più sensibili).

“A te farei un gioiello a fiore di loto. Rappresenta a nascita e la rinascita. E’ un fiore stupendo e delicato allo stesso tempo. Cresce nell’acqua come un bimbo in grembo. E’ illuminato dall’esterno, dalle idee, dalla creatività. Tutto ciò che viene alimentato dall’acqua ha sempre un’energia positiva.”

Grazie. Devo ammettere che mi rappresenta bene il loto ed è davvero un bel simbolo. Vuoi aggiungere qualcosa?

“Si, una cosa mi piacerebbe dirla perché la vivo. Quando si diventa mamma spesso bisogna fare tante rinunce e sacrifici perché crescere un bimbo te lo richiede. Parlo con molte mamme che hanno perso il lavoro a causa della gravidanza e cerco sempre di creare rete con queste mamme, che come me si sono dovute reinventare e rimboccare le maniche dando estro al loro impegno. Le porto sempre con me quando faccio delle piccole fiere per mostrare i miei gioielli…porto le loro creazioni perché essere solidali da forza. Io credo al ‘Villaggio delle Donne’. Anche dove sembra che non ci sia nulla…anche quello è qualcosa, indica qualcosa. Può sembrare banale ma per me è importante trasmettere alle mamme la voglia di reinventarsi. Se siamo mamme felici lo saranno anche i nostri figli.”

Grazie Marina. sono felice che sia uscito anche questo aspetto.

Vi lasciamo con alcune delle creazioni di Marina Davanzo in galleria.

E voi Mamme di Verve, vi piace l’idea di trasformare il vostro latte in un gioiello? Indossereste i gioielli con latte materno?

 

 

 

 

 

Giulia Marguglio

Giulia Marguglio, 29 anni, insegnante e pedagogista, a breve pedagogista clinico. Dopo tanti anni di lavoro con i bambini opera attualmente nel campo della salute mentale degli adulti. Spesso, schiacciati da mille impegni e accadimenti, dimentichiamo di prenderci cura di noi stessi e delle persone che ci circondano. Veniamo trascinati dagli eventi senza fermarci a riflettere, non riusciamo a comprendere cosa ci succede o come vivere maggiormente in equilibrio con noi stessi nella nostra realtà. Da qui il desiderio di condividere uno spazio dedicato al benessere che possa essere utile e al tempo stesso offrire spunti di riflessione su temi cari a tutti perché ci sono propri. Gli articoli non sostituiscono in nessun modo il consulto professionale di pedagogisti, psicoterapeuti e altri professionisti dell'aiuto alla persona.

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