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Henri Cartier-Bresson Fotografo alla GAM di Palermo

Il 21 ottobre é sbarcata alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo la mostra  Henri Cartier-Bresson Fotografo. 140 scatti che offrono una retrospettiva sulla carriera fotografica di uno dei fondatori dell’Agenzia Magnum.

Appunti del suo “block notes”, come lo stesso Henri Cartier-Bresson definiva cosa fosse il suo modo di vivere la fotografia. Ecco la prospettiva di una delle mostre di fotografia a Palermo tra le più attese di questa stagione.

Bio:

Henri Cartier-Bresson nasce nel 1908, sotto il segno del Leone nell’Île-de-France, vicino a quella Parigi che era ancora dimora dei maggiori artisti del novecento. Subito interessato alla pittura studia all’accademia di André Lhote, che lo instrada al movimento surrealista di quegli anni, inizia ad usare la sua Leica con 55mm, solo nel 1932; intanto nel 1931 lavora nel cinema come assistente del regista francese Jean Renoir; è in questo periodo che conosce il polacco David Szymin (poi divenuto David Seymour) e l’ungherese Endré Friedmann (che passerà alla storia come Robert Capa). Catturato dalle truppe naziste nel 1940 riesce a fuggire dal carcere, per poi fotografare la liberazione di Parigi  nel 1944. Smetterà di scattare nel 1974 dedicandosi quasi completamente al disegno.

Prostitute. Calle Cuauhtemoctzin, Città del Messico, Messico 1934

È forse  l’insegnamento surrealista quello che ha maggiormente influenzato la sua produzione. La sua visione ha fatto ripensare quelli che erano i canoni del foto-giornalismo fino a quel momento.

Le forti geometrie con cui le sue fotografie sono costruite hanno mostrato che forma e contenuto non sono disgiunti, ma che possono dialogare per rafforzare ancor di più la profondità del messaggio. La sua è la scoperta che la realtà assume delle forme insolite se la si coglie in un “istante decisivo”.

Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.

In questo Henri Cartier-Bresson è la consacrazione del paradigma foto-istante temporale. Per lui era fondamentale il tempismo e l’osservazione agiva come un cecchino tra la folla, senza essere visto, senza invadere il campo, per poi “sparare” con precisione e reattività chirurgica.

 

La mostra della GAM realizzata in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson e curata da Denis Curti, offre un excursus dalle sue prime foto alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione. Fu testimone dei funerali di Gandhi in India, dell’incoronazione di Giorgio VI, fotografò  in Cina gli ultimi sei mesi del Kuomintang e i primi sei mesi della Repubblica Popolare, era in Indonesia per l’indipendenza. Ha eseguito molti ritratti famosi tra cui quello dell’amico Alberto Giacometti.

La curiosità è essenziale alla fotografia, ma la sua spaventosa controparte è l’indiscrezione, che è una mancanza di pudore.

Insomma, con i suoi occhi ha attraversato un secolo tormentato e violento restituendoci una visione tremendamente elegante e profonda e mai prepotente.

Tutto questo visionabile alla GAM di Palermo fino al 25 febbraio. Se qualcuno vi invitasse a vederla non esitate, ne varrà la pena.

 

Henri CARTIER-BRESSON Fotografo

Date: dal 21 ottobre 2017 al 25 febbraio 2018

Sede: Palermo, Galleria d’Arte Moderna. Via Sant’Anna, 21

Orari: Dal martedì alla domenica ore 9.30 – 18.30
Il venerdì chiusura alle 22.30
Lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima

Giuseppe Madonia

Anni? Quanti ne bastano per bere, fumare o dire parolacce. Per saperlo dovreste segarmi in due e contare gli anelli come si fa con gli alberi. Acquario ascendente leone, quindi egocentrico o altruista a seconda dei giorni. Non sto a dirvi quali giorni prevalgono. Ho preso a stento una laurea in ingegneria a Palermo con la quale sto cercando di darmi un tono di persona assennata a Roma, ma in realtà sono uno scansafatiche. Mi interesso a tutto quello che non definisco lavoro: fotografia, letteratura, poesia, arte, musica; perchè come disse Oscal Wilde: " il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare"

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