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Io c’è, una commedia all’italiana (finalmente) originale

Uno spunto acuto che diventa satira religiosa un po’ generica e si cheta in una forma più riconoscibile. Edoardo Leo colpisce ancora con Io c’è.

Italia, 2018  di Alessandro Aronadio con Edoardo Leo, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Giulia Michelini, Massimiliano Bruno, Gisella Burinato, Gegia, Andrea Purgatori

Il problema sovente attribuito alla commedia (all’)italiana odierna è la prevedibilità di schemi e personaggi. Benché Io c’è di Aronadio (il derivativo Due vite per caso e il prezioso Orecchie) scivoli verso meccanismi collaudati, non si può negare che abbia un soggetto provvisto della dote più ricercata: l’originalità.

Parte del merito è ancora da ascrivere al solito Leo, il quale ha dato il suo riconoscibile apporto allo script (del regista, Valerio Cilio e Renato Sannio) che sviluppa la critica (facilona) alle religioni accennata – peraltro fuori tema – nel suo valido Noi e la Giulia. Però lo spirito d’osservazione (su certe assolutorie realtà fiscali), il gusto per il paradosso (iconoclastico), la sostanziale misura sono distinguibili, benché manchino dei dettagli (perché l’indifferenza verso una sfortunata adepta? Che ne sarà del suo stabilimento balneare?) e il senso ultimo del percorso del cinico, a volte becero protagonista (inventatosi di sana pianta un culto miscelato e basato sull’egocentrismo, con tanto di specchio “sacro” – sapida trovata dalle altissime potenzialità – e appeal per gli indigenti, pur di rilanciare il suo bed & breakfast e trasformarlo in un “tempio” esentasse) rischia di andare a sbattere su argomenti seri (smettere di curarsi? Parliamone); d’altronde, il titolo di lavorazione era Basta credere.

Intorno, in Io c’è troviamo un Battiston ideologo marpione, una Buy “classica” (è la sorella commercialista del titolare dell’“impresa”), un Bruno sottotono e un’ottima Michelini. Il giornalista Purgatori è il rabbino.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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