Home / CULTURA / Kalsa, una ricerca sullo spazio e sul corpo di Giuseppe Muscarello

Kalsa, una ricerca sullo spazio e sul corpo di Giuseppe Muscarello

Allo Spazio Franco dei cantieri culturali, una serata dedicata alla danza contemporanea d’autore all’interno del circuito creativo Scena Nostra. In scena, Kalsa, il nuovo appassionato e ricercato lavoro di Giuseppe Muscarello.

La Kalsa è un quartiere sito nel cuore della città di Palermo. In esso si addensano palazzi storici, chiese grandiose, fortificazioni prospicienti il mare, porte monumentali, ville e fontane. Ad oggi è ancora il centro nevralgico della vita popolare palermitana, con i suoi personaggi caratteristici che compaiono tra i vicoli. Ma è anche parte della memoria storica legata alla dominazione araba. Riqualificata dalla scia della movida cittadina, la Kalsa si ritrova altresì abitata da un nuova compagine umana fatta di stranieri, migranti, persone di differenti etnie.

Uno spazio, dunque, composito ed ibridato. Uno spazio ove umanità e materia si incontrano, combaciano, interagiscono, talvolta cozzano violentemente. Uno spazio da condividere, intenzionalmente e in armonia quanto alla volte forzatamente.  Questo l’assunto teorico dal quale si dipana l’intera ricerca corporea e coreutica del danzatore Giuseppe Muscarello.

Omaggio alla Kalsa dunque, dalla cui autentica natura Muscarello trae linfa vitale in ingegno e forme. Corpi, essenze, entità differentissime che vivono e condividono la realtà materica di uno spazio.

Muscarello apre la performance quale corpo fluido e irrefrenabile, immerso nella genesi pura di uno spazio cubico di luce in graduale dilatazione. Corpo che si allunga, contrae e vibra, di volta in volta amalgamandosi e combattendo la luce. Un corpo che nello spazio luminoso proietta un ombra che par dissociarsi dal movimento. Ombra che, stagliandosi piatta e tridimensionale, si fa  tutt’intorno disegno contrario nella sua stessa euritmia. Fisica delle membra, di arti, che traccia un solco nello spazio e lo riempie.

A Muscarello si aggiunge la fisicità minuta ma scattante della danzatrice Maria Stella Pitarresi. La sua figura, lentamente tenta di avvicinarsi a Muscarello, ma dal suo vigore nervoso è subito scacciata. Lo spazio sembra restringersi con repentina esclusività. Metafora del tempo coevo, confuso e soffocato da una reazione spesso distorta all’altro.

Dal rifiuto si dischiude però un duetto, speculare e aritmico, che si fa danza molecolare. L’interiorità del singolo come effettiva estensione dello spazio fisico.

Uomo e Donna, trascendono il loro stesso genere, per farsi essenzialmente corpi. Corpi che si differenziano energicamente   per ritmica e musicalità,  nonché  tecnica   coreutica. Con la Pitarresi cuneiforme  par terre e  vigorosa nelle sospensioni aeree. Fisicità ed anima, le sue, che  permeano lo spazio di una sapiente coloratura contemporaneo tribale.   Muscarello invece espone la totalità del suo alfabeto tecnico accademico, su musica di Vivaldi, non tralasciando il personalissimo slancio angoloso degli arti. Corpi opposti indotti ad incontrarsi, compenetrarsi connettersi nella stessa  intercapedine.

Una intercapedine che poi, nello spazio oblungo di un sentiero luminoso, diviene un cigolante e ondulatorio bridge. Un ponte che le due figure umane attraversano, l’uno di fronte all’altro. Protraendo, in linee infinite, le braccia. Puntando vicendevolmente l’indice il medio e l’anulare, come in una creazione michelangiolesca. Stringendo le mani, unico autentico attracco per corpi flessi da gravità distinte e misteriose. È l’estensione e l’incastro d’un catartico ponte delle singole esistenze, nel tratto angusto d’uno stesso tragitto…la vita.

Lo sguardo si chiude su una corsa in tondo della danzatrice, che appare senza fine. Muscarello, come un totem, è il centro concreto del di lei affannoso cerchio. Un abbraccio brutale eppure passionale suggella la danza. Come se fisico e spiritualità di due entità abbiano finalmente trovato la giusta soluzione, interpretazione, bilanciamento al loro errante convivere.

A Giuseppe Muscarello l’onore e il merito di aver creato, su una tal annosa tematica, una coreografia di ricerca potente, eloquente ed efficace, mai spossante o ridondante. Senza arrovelli o inutili  divagazioni ma diretta ed incisiva.

Lo spettacolo è andato in scena, per la prima volta nella sua forma definitiva, presso Spazio Franco sabato 16 e domenica 17  febbraio 2019.

 

 

 

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*