L’Orestea l’immortale capolavoro mitico-tragico di Eschilo, in un unica serata, un unica imperdibile suite, al teatro greco di Segesta. Con la regia di Daniele Salvo e i giovani attori neodiplomati dell’Inda di Siracusa.
L’Orestea, un unica affascinante soluzione, inaugura la sezione “tragedia greca” del Segesta teatro Festival. La trilogia classica di Eschilo è raccolta in un elegante suite, come si direbbe per le riduzioni dai balletti classici, nonché tradotta, con rigore accademico e acuto gusto moderno, dal Professor Walter Lapini. A curarne la regia, nel solco ardimentoso di Luca Ronconi nel 1974, Daniele Salvo.
La regia, innanzitutto, scevra dalla sottesa spessa materia narrativa, si abbandona al vibrante afflato dei picchi emotivi e delle profondità angosciose dei personaggi.
La si definirebbe una regia per personaggi, affrontati come fossero ritratti fotografici. Ognuno di essi con qualcosa da compiere, reclamare, rivendicare, subire o da cui riscattarsi. E molti tra di essi, assai speculari negli intenti come nelle reticenze, nella fragilità come nella forza.
Una regia che allestisce una intera galleria umana e divina di personalità e capricci, dubbi e risentimenti, violenze e rinascite. E a mezzo di tali personaggi sospinge, ancora una volta, a compimento la preziosa evoluzione universale che vede la tribalità talvolta tirannica lasciare il passo a illuminate forme di democraziacittadina, l’arcaica brutalità della violenza sgretolarsi dinnanzi a forme di giustizia civile partecipata.
Il piglio registico di Salvo è assai focoso quando non maschera alcuna crudeltà agli occhi degli spettatori (come vorrebbe la tradizione stessa della tragedia classica) ma la rende manifesta, ne fa momento sanguinolento d’impattante pathos umano.
Una scelta ardita, cinematografica, atta a da rendere il percorso rigenerativo, delineato ne Le Eumenidi -terzo atto della trilogia, netto, consequenziale e logico. Il male primitivo, quello istintivo e barbaro, non si cristallizza nel tempo ma si sviluppa e muta, nella luce d’una civiltà nuova, equa e razionale. Il coro feroce e vendicatore delle Erinni, dalle maschere di morte, svela così i volti pacificati delle fanciulle Eumenidi, dee benevole della giustizia.
La forza di tale regia non può che riversarsi, dunque, sugli attori che nella messa in scena a mezzo della loro interpretazione le danno seguito e concretezza. Sono i giovani attori neodiplomati dell’Inda di Siracusa.
Una compagnia di 23 attori, in grado di dar carne a fiato, a più personaggi anche diametralmente opposti e differenti tra loro, nella stessa serata. La scena si è riempita, dunque, della loro espressività di volta in volta acuminata e spinta, dolente ed eccitata, ieratica e veemente, collerica e riconciliata.
Una vera impresa, egregiamente sostenuta da Clara Borghesi, Davide Carella, Carlotta Ceci, Federica Clementi, Giovanni Costamagna, Alessandra Cosentino, Cristian D’Agostino, Lorenzo Ficara, Ludovica Garofani, Gemma Lapi, Zoe Laudani, Marco Maggio, Arianna Martinelli, Carlo Marrubini Boulan, Giuseppe Oricchio, Carloandrea Pecori Donizetti, Beatrice Ronga, Massimiliano Serino, Davide Sgamma, Francesca Sparacino, Stefano Stagno, Giovanni Taddeucci e Siria Veronese Sandre. Attori giovani ma ben edotti e dunque in grado di affrontare, agevolmente, la grande, sfaccettata, tragedia che è l’Orestea. Il pubblico, numeroso e ben attento, ha mostrato rispetto e considerazione per tali giovani talenti sulla scena.
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