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PaGAGnini quando la musica guizza di vita, un grande ritorno al teatro Biondo

Il mirabile quartetto d’archi dei PaGAGnini ritorna, dopo diversi anni, al Teatro Biondo. Prodotto, come d’origine, dall’eclettico collettivo spagnolo Yllana. Lo spettacolo omonimo resta pregno della gaudente genialità del violinista libanese, d’origine armena, Ara Malikian (ideatore e partecipe della performance, ormai passato alla co produzione). PaGAGnini è il brioso utopico musicale che si concretizza su palcoscenico. Decisamente travolgente.

Ara Malikian

PaGAGnini, ovvero, come quattro moschettieri liberarono, il divino suono, la musa Euterpe, dalla sua polverosa torre d’avorio. È l’encomiabile impresa di tre valenti musici, Eduardo Ortega (violino), Thomas Potiron (violino), Fernando Clemente (violino), Jorge Fournadjiev (violoncello). Sono i quattro impavidi del Re Sole, quell’Ara Malikian dai folti e selvaggi capelli ricci.

 

Gli strumenti musicali come persone, in grado di comunicare con il mondo circostante anche fuori dai “codici minati” delle partiture scritte. Essi parlano, per mezzo di tonalità accese e fulminee onomatopee, stridenti vibrati e pesanti sfregamenti. Fischiettano come uccellini, che entrano all’improvviso dalla finestra in una stanza silenziosa. Sono la seconda  voce d’ogni buon strumentista.

Allo stesso modo, la musica, colta e solenne, distante per altrui costrizione, nelle mani dei PaGAGnini si fa vitale come un giovanotto goliardico, vispa come una bimba.

PaGAGnini

Musica, dapprima, come unica onda sonora, lungo piano sequenza cinematografico di ballabili, arie, entr’acte dall’Opera Carmen di Bizet. Poi ancora musica carica, non soltanto d’impeto e gentilezza, ma altresì d’arguzia e di humor leggero. Musica che si fa carne e sangue, fisicità ludica e danzante. È lo strabiliante amalgamarsi di musica e corpo, esperito per mezzo di un moto ondulatorio, ora fluido ora ad ingranaggio, o tra ritmici pliè sauté. 

Così il Canone e giga in re maggiore di Johann Pachelbel nella dolcezza duttile del suo celebre inciso muta in un salterellante girotondo disneyano, dei tre violini intorno all’attonito basso continuo del violoncello. Per poi, come armoniche bolle di sapone intonare, per subito svanire, graziosi refrain da motivetti circensi, canzoncine dal folclore messicano, sino alla sigla dei celebri cartoon Looney Tunes della Warner Bros.

Musica che si divincola come una grossa anguilla dentro un acquario. Tra distorsioni di suono e registratori in loop, nel suadente graffio metallico d’un violino elettrico, che decentrando Mozart ritrova gli U2 di With you or Without you.

PaGAGniniMusica a tutto tondo, che rimodella i suoi contenuti e contorni nel solco di una rinnovata idea della sua stessa essenza. Musica autentica, in continuo contaminato divenire. Tra la Folk americana a briglia sciolta (con il violino suonato come fosse un benjo o percosso come fosse un tamburo) ed il Flamenco (rosso d’una certa, compiaciuta, passionaria ilarità). Sino alla composizione contemporanea, di stampo atonale, corroborata d’una cosciente autoironia.

Musica sketch con la quale il pubblico è chiamato ad interagire, e divertirsi.  Così una ignara ragazza della platea, chiamata a suonare un campanaccio da mucca. A costei i quattro strumentisti, come i pinguini camerieri in Mary Poppins (per di più in  frac nero a coda lunga e papillon) fanno a gara il baciamano. E a lei ancora, il tenero Fernando Clemente, dedica la Javanaise del carismatico Serge Gainsbourg in chiave di serenata innamorata. Con i comprimari, amici musici, a fargli da accompagnamento e coretto. PaGAGnini

Musica totale, in grado di fare del celeberrimo Capriccio 24 di Niccolò Paganini un ruggente e sgargiante pezzo di rock, quasi dance, quasi house. Estasi pura, da saltar in piedi sulla poltrona. La serata è di quelle indimenticabili,che ampliano l’ammirazione per i 4 che riempiono il palco. Non meri banali strumentisti, ingabbiati in un “sa da fare per benino”ma veri e propri grandi artisti, di spirito e fantasia, vigore e generosità, eccentrica perfezione. E gli applausi, a cascata e in più riprese, ripagano. Da non perdere! PaGAGnini replica fino (solo!) al 2 febbraio 2020, in sala Grande del Teatro Biondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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