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A Palermo il Festival Conformazioni della danza Contemporanea 2019

Si è aperta, mercoledì 24 Aprile, la terza edizione del Festival Conformazioni, affermato e particolare evento interamente dedicato alla danza contemporanea nazionale ed europea. La kermesse pervade la città di Palermo tramutandola in fulcro e ponte d’innovazione artistica ed esperienza fattuale e concettuale.

Il Festival Conformazioni è la sfida annuale del tenace direttore artistico, nonché brillante ideatore, Giuseppe Muscarello. Selezionate, con cura artistica e dedizione intellettuale, sono quattordici le mise en scène inserite nell’arco dei cinque giorni di Festival. Venti gli artisti ospiti (molti provenienti dall’estero) e ben otto le sessioni di workshop (su tecniche e pratiche creative) tenute da alcuni di essi. A render tutto più significativo, l’illuminata e coinvolgente presenza del professor. Alessandro Pontremoli (docente di Storia della Danza all’università degli Studi di Torino e Membro della commissione consultiva per la danza al Ministero dei Beni e dell’attività culturali).

Un Festival da viversi e da divulgare quanto più possibile, perché non resti affare per addetti ai lavori. Un Festival che si apre, sfavillante, nel solco dell’instancabile ed indefessa curiosità d’intellettuale, docente, amatore e ricercatore del professor Pontremoli. Nel suo ultimo saggio, La Danza 2.0 pubblicato dall’editore Laterza, la recente incredibile quanto potentissima rivelazione giunta al suo occhio di luminare, ovvero il fluire libero e anarchico della danza in qualsivoglia corpo umano, nel quotidiano del vivere nonché nell’esperire di una qualche forma o genere di relazione (motile, gestuale, espressiva o sensibile).

Il pomeriggio del 24 Aprile vede la monumentale scalinata del teatro Massimo riempita e vivificata dalle 7 danzatrici del collettivo Muxarte.

Dirette dal coreografo Giuseppe Muscarello le giovani artiste si esibiscono, con solennità muta e concentrazione olistica, nell’Incipit, d’ornamento, compresenza e benvenuto, al Festival.  Tale primo scorcio d’inventiva, invero, non eguaglia ne raggiunge quanto ad impatto, straniamento e meraviglia, la magnifica ed indimenticabile istallazione corporea dello scorso anno, “Sorgente” (sulla medesima scalinata) firmata da Franca Ferrari.

Al pomeriggio fa seguito una serata di eccellente danza, fisica e performativa. Nella piccola ma sempre fertile sala dello Spazio Franco (presso i cantieri culturali della Zisa) si esibiscono, in ordine, il francese Alexandre Fandard e l’Italiana Luna Cenere.

Some Remain So, il brano di Fandard è stato premiato nel 2018 come miglior scrittura coreografica al XI Festival cagliaritano CortoinDanza.

Dentro un buio immenso ed impenetrabile la figura esile e slanciata di Fandard, sotto luci di caravaggesca memoria, si fa a brandelli, divenendo mostruosa, aracniforme, angosciante. Il danzatore è fisicamente cancellato. Al suo posto, si fa spazio un esagitato furore, elettrico, rapidissimo ed impercettibile degli arti superiori (come il battito d’ali d’un colibrì). Fascino ipnotico dell’identità ed alterità umana, generanti una vertiginosa esaltazione psichica che traslittera tanto nell’acume creativo quanto in un finale coreutico più convenzionale.   

L’essere interiore, dal giapponese Kokoro, è il fulcro generatore dell’intero brano coreutico firmato dalla danzatrice Luna Cenere. Organismo e forma organica che espandendosi e ampliandosi divengono corpo misterico, flessuoso, sconosciuto e immaginifico di sirena. Corporeità che, conquistata la verticalità in una magnifica quarta posizione classica, diviene scultorea altera e distaccata divinità ellenica nonché pittorica leggiadra sensualità ammonitrice klimtiana. Si resta oltremodo ammaliati dalla prorompente e prodigiosa fisicità, di ballerina e contorsionista acrobatica, sfoggiata dalla Cenere.

Il Festival continua, nella calda giornata del 25 Aprile con la doppia esibizione, presso la sala Medusa del museo Salinas, dello spagnolo Diego Sinniger.

Ad aprire il programma è Dis-connect assolo asfittico ed espressionista. Sulla scena Sinniger incarna l’effige strozzata, implosa ed arsa d’un umano zombie. Figura disperata, molle e priva di una propria possanza. Travolta da un desolante e muto destino. Nei suoi occhi, spenti, svuotati e glaciali (inquiete ed inquietanti lenti bianche) si ravvisa il vuoto e l’orrore d’un anima irrimediabilmente perduta. Potrebbe dirsi il disegno terrorifico del pessimismo cosmico post moderno. Segue il teso passo a due maschile dal titolo Liov. Sinniger  e Kiko Lopez si esibiscono in un perfetto mix di dance contact, improvvisazione, lotta greco romana e capoeira. Concettualmente si profila, lo scontro, tanto epocale quanto quotidiano, tra la singola volontà e la pressione del dovere. Due forze contrarie che spingono i corpi, li sfiancano, irrefrenabilmente, per poi annullarsi a vicenda.

La serata del 25 Aprile, si chiude, almeno per chi vi scrive, con il magnificente Davide Valrosso nella sua Biografia di un Corpo.

Trattasi di un viaggio davvero spettacolare, nelle pieghe nude e pure del corpo dell’avvenente danzatore. Un corpo che, illuminato da una piccola pila elettrica nelle sue viscere più recondite, tra anfratti, incavi e orifizi, par riscrivere spettacolarmente la sua venuta al mondo. Corpo che diviene fisico antropologico, quadrupede e primate. Per poi, allargando le braccia, nell’egida spaziale d’una fredda luce al neon, farsi possente Uomo Vitruviano, mistico Gesù Cristo e etereo Rudolph Nureyev. Corpo che si staglia reale, possente e privo di vergogna nell’abbagliante aurora artica d’un frusciante fondale plastico trasparente. E dentro esso diviene radiografia minuta nonché ideale ombra eroica e statuaria.

Davide Valrosso è un danzatore e performer superbo e autentico. Il suo lavoro artistico, dall’ampissimo respiro mitteleuropeo, è diamantino e potente. Tra le performance a cui ho assistito, questa è sicuramente annoverabile tra le migliori. Quattro le chiamate alla ribalta tra applausi convinti e colmi di stupore.

 

 

 

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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