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Recensione: L’agenzia dei bugiardi

Rifacimento quasi alla lettera di Alibi.com, L’agenzia dei bugiardi non manca di momenti godibili. A patto di non conoscere l’originale…

Italia, 2019  di Volfango De Biasi con Giampaolo Morelli, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, Massimo Ghini, Diana Del Bufalo, Carla Signoris, Paolo Calabresi

Dopo la commedia “seria” e “passatista” Nessuno come noi, Volfango De Biasi (qui presente in un cameo finale) con L’agenzia dei bugiardi si dirige verso lidi più congeniali, cioè il remake (praticamente una decalcomania, se non fosse per gli adeguamenti ad ambienti e interpreti: la crisi di idee è un fatto) del francese Alibi.com (2017). Un iter familiare a Paolo Ruffini, che già recitò ne I babysitter, analoga operazione discendente da un prodotto d’oltralpe realizzato dallo stesso team.

L’attore toscano occupa il ruolo dell’ultimo arrivato in un’impresa assai particolare, coordinata da Giampaolo Morelli e potenziata dall’esperto informatico Herbert Ballerina: vi si forniscono (e inscenano) scuse eccellenti per coprire scappatelle, diserzioni dal lavoro (come quelle del cardinale Antonello Fassari), ecc. Quando il capo s’innamora di una ragazza che non tollera la falsità (Alessandra Mastronardi), mentirle sulla propria attività è inevitabile. Peggio: la signorina è figlia d’un cliente fedifrago (Massimo Ghini), il quale per giunta si ritrova in vacanza con l’amante (l’attivissima Diana Del Bufalo) e la moglie (Carla Signoris, bravissima), per tacer del vicino (Paolo Calabresi).

Insomma, ce n’è abbastanza per una pochade che, al netto degli squilibri di tono e di un rischioso – nel contesto – cinismo verso animali e bimbi, può anche risultare a tratti divertente. Nel cast appaiono Raiz e Nicolas Vaporidis – che animò gli esordi del regista – nonché Piero Pelù e Giulio Golia nei ruoli di se stessi. Il titolo di lavorazione de L’agenzia dei bugiardi era semplicemente Bugiardi.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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