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Recensione: Ti presento Sofia

Rifacimento di un successo argentino, Ti presento Sofia conferma l’attitudine di Guido Chiesa per la commedia. Ma anche le doti di De Luigi, Ramazzotti e Pisani.

Italia, 2018  di Guido Chiesa con Fabio De Luigi, Micaela Ramazzotti, Caterina Sbaraglia, Andrea Pisani, Caterina Guzzanti, Shel Shapiro, Bob Messini, Chiara Spoletini

Questo di Guido Chiesa, buttatosi su un tipo di commedia leggermente più curata rispetto alla media (Belli di papà, Classe Z), non è un film originale. Infatti Ti presento Sofia è il remake dell’argentino Se permetti non parlarmi di bambini (2015), uscito in sordina anche in Italia. Insomma l’ultima – in ordine di tempo – rielaborazione nostrana di un prodotto in lingua spagnola, secondo una tendenza diffusa, a denotare la crisi d’idee che attanaglia gli autori oggi.

Eppure l’adattamento (di caratteri, d’ambiente) riesce: aiutato dai suoi co-sceneggiatori Nicoletta Micheli e Giovanni Bognetti e soprattutto da un De Luigi in parte, il regista trasla con equilibrio la storia dell’intimamente frustrato venditore di strumenti musicali Gabriel(e), che rincontra dopo dieci anni la desiderabile amica single Mara (l’ormai salda Ramazzotti), frattanto realizzatasi nel lavoro, e intraprende una funambolica relazione con lei.

Già, perché il commerciante, già provato da un divorzio (da Guzzanti), dalla collaborazione con l’immaturo fratello Chicco (Pisani, che continua a migliorare) e dalla persistente assenza del padre giramondo (Shapiro nel miglior ruolo mai capitatogli), omette alla neo-fidanzata il fatto di avere una peraltro adorata figlia, Sofia (la promettente Sbaraglia, che sa perfino suonare e cantare), inanellando bugie e inesausti cambi d’arredamento…

Corredato di scelte musicali “proporzionate”, Ti presento Sofia può contare su situazioni scorrevoli e perlopiù godibili. Nei panni del responsabile della sicurezza si riconosce Duccio Camerini.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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