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Tutti i colori dell’Elisir d’Amore sul palcoscenico del teatro Massimo

Un LElisir d’Amore frizzante, gioioso e colorato ha debuttato sabato 16 giugno al teatro Massimo di Palermo. Un tenero divertissement donizettiano su quei piccoli problemi di cuore, che fan sognare, trepidare e sì… sussurrare dolcemente “I love you”. E se quattro repliche per uno spettacolo sì godibile sono poche, ebbene…non mancate!

E’ possibile generare dal nulla un affetto? Veicolare una passione? Infondere magicamente amore? “E’ l’amore un capriccio o un sentimento?” scriveva Coleridge in un suo sonetto. A queste domande, ricorrenti ieri come oggi, sembra abbiano cercato una risposta il compositore Gaetano Donizetti e il librettista Felice Romani col  melodramma giocoso in due atti LElisir d’Amore.

All’amore sincero del docile e ingenuo Nemorino non corrisponde il desiderio voluttuoso della bella e ricca Adina. Ella però si lascia affascinare dalla possente fisicità del sergente Belcore. Si crea così una triade di sentimenti, attrazioni e repulsioni che balza e rimbalza, complice un fantomatico elisir d’amore, sino alla fine del melodramma.

Sofisticata magia della psicologia inversa. Adina si scoprirà gelosa e infine profondamente innamorata di quel dolce e onesto Nemorino, alle cui galanterie aveva sempre risposto con freddezza, solo dopo averlo scorto corteggiato dalle altre donne del paese. Addirittura, preoccupata per la di lui incolumità, ne riscatterà la firma d’arruolamento nell’esercito. E’ l’amore davvero un sentimento, dunque, figlio ribelle di un cocciuto capriccio!

Il venezuelano Victor García Sierra, già noto cantante d’Opera, si diletta con l’arte della regia facendo de l’Elisir d’Amore materia effervescente ed esibizionista d’atmosfera circense.

Fluttuando tra melanconia e gaudio, L’Elisir d’Amore di Victor García Sierra, omaggia il Fernando Botero poetico e simpatico del ciclo di pitture intitolate El Circo e vi congiunge la tenerezza policroma del Dumbo di Walt Disney. Si costruiscono amene metafore sceniche dell’infanzia, sulle quali la musica di questo Donizetti buffo e spensierato (invero, reso minimale e meno ridondante nell’orchestrazione dal direttore Alessandro d’Agostini) si adagia alla perfezione. Il circo con il suo tendone giallo acceso e la pista rotonda, fulcro manifesto d’umane e ferventi vicende, piace anche al pubblico più tradizionale. La nuova ambientazione allieta l’occhio, dialoga bene con i personaggi dell’Opera e non snatura le circostanze della trama.

Artisti eccelsi nei ruoli di Adina e Nemorino, la superlativa soprano palermitana Laura Giordano e lo straordinario tenore messicano Arturo Chacón-Cruz.

Laura Giordano, vocalità agilissima, sempre eterea e cristallina, sfodera gorgheggi prodigiosi nei quali è possibile udire nettamente tutte le note in scala e le loro simmetriche armonizzazioni. Gli acuti, sulle strette di chiusura degli Allegri vivaci, risultano sottili e flautati ma decisi e a pieno fiato, svettanti senza mai farsi fastidiosi.

La figura candida e squisitamente florida della Giordano disegna una Adina ora delicata e vezzosa, ora dispettosa e ritrosa “Chiedi all’aura lusinghiera perché vola senza posa”. Per farsi, poi, improvvisamente gelosa, inaspettatamente accorata e, infine lirica innamorata: “il mio rigor dimentica, ti giuro eterno amor”. Un personaggio cangiante, sfaccettato ed in piena evoluzione.

Arturo Chacón-Cruz, dal canto suo, appare dotato di una voce naturalmente squillante e musicale, che si libra su un fraseggio perfetto ed espressivo. Il Nemorino da lui descritto è il classico ragazzo, affettuoso e impacciato, della porta accanto; un grande amore il cui potenziale  si attarda inespresso.

Quel Nemorino, faccia da triste Pierrot, che dall’oblio del suo cuore canta soave l’aria d’ “una furtiva lagrima, negli occhi suoi spuntò” e che si illanguidisce romantico convincendosi che “M’ama, si m’ama, lo vedo!” prima d’esser certo che, a voce aperta, d’amore “Cielo, si può morir”.

 

Voce virile e densa quella del baritono Giuseppe Altomare nel ruolo del bellimbusto, il sergente sbruffone Belcore. Per Victor García Sierra, un intrepido e forzuto domatore di leoni. Un ruolo che l’Altomare arrotonda per eccesso, conferendogli mordace personalità, piuttosto che una semplice venatura d’antagonismo. Esaltante l’amalgamarsi proporzionato e melodico delle voci di Chacón-Cruz e Altomare nel duetto mascolino che vede l’arruolarsi di Nemorino nel reggimento di Belcore, per esigenze economiche sempre dettate dal cuore.

Come tacere del Dottor Dulcamara, santone imbroglione e truffatore, che spaccia a Nemorino del vino di bordeaux  (per il Massimo di Palermo mutato in Zibibbo) per il magico filtro d’amore che fece innamorare Isotta di Tristano. Nel ruolo del medico degli stolti, in viaggio a bordo di una mongolfiera (invece della classica carrozza) lo squisito basso baritono e centrato caratterista Giovanni Romeo.

Si apprezza molto in Giovanni Romeo la vocalità aperta, spiccata, fresca ed assai espressiva. Notevole dote che si amalgama, disinvolta, ad un eccentrico e guizzante linguaggio corporeo e gestuale.

Coesa e ottima la performance del gruppo di artisti circensi (acrobati, equilibristi su velocipidi, giocolieri, trampolieri e finanche un mimo nano) prestati dalla scuola Circ’opificio. Pittoreschi vivaci e parecchio divertiti anche gli artisti del coro del teatro Massimo  inseriti in graziosi balletti di gruppo, ilari trenini e spumeggianti quadretti d’ensemble.

Pubblico variegato e quanto mai internazionale, in quanto la Prima dell’Opera si è inserita nei giorni d’apertura della biennale d’origine olandese Manifesta12 quest’anno ospitata dalla città di Palermo. Applausi affettuosi per l’intero cast sulla ribalta.

L’Elisir d’Amore, tornerà sulle scene del teatro Massimo ancora mecoledì 20, venerdì 22 e domenica 24 giugno 2018. Poche repliche per uno spettacolo obiettivamente spassoso e gustoso, allegria pura per occhi e orecchie. Consigliato anche ad un pubblico giovane. Dunque, non perdetelo!

Foto di Rosellina Garbo.

 

 

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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