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Uscite al cinema del 9 gennaio 2020

In questi giorni al cinema si scappa, anche metaforicamente. E si riafferma la propria identità, all’occorrenza orgogliosamente femminile.

Settimana di fughe, effettive o relative. Certe volte sono difficili, altre (devono essere rese) impossibili. Parliamo delle nuove uscite al cinema, ovviamente.

 City of Crime di Brian Kirk è l’unico che si svolge nella contemporaneità. Si tratta della serrata caccia a un paio di rapinatori assassini (Taylor Kitsch e Stephan James) da parte di un poliziotto (Chadwick Boseman) – che per inchiodarli fa chiudere per una notte i 21 ponti di Manhattan – e i suoi colleghi (Sienna Miller, J.K. Simmons, Keith David). Si riferisce a una vicenda accaduta in tempi recenti Nicolas Vanier con il suo Sulle ali dell’avventura. Lo scienziato Jean-Paul Rouve, esperto di oche selvatiche, costruisce un trabiccolo volante per guidarle nella migrazione. Nel bizzarro progetto coinvolge il figlio annoiato (Louis Vazquez) e la moglie (Mélanie Doutey). Gli ultimi mesi dell’esilio volontario di Craxi (un irriconoscibile Pierfrancesco Favino circondato da Carpentieri, Cederna, Gerini e il compianto Antonutti) informano Hammamet, ultima fatica di Gianni Amelio, sulla caduta del controverso politico italiano.

Ancora più indietro: la fine del secondo conflitto mondiale fa da sfondo a La ragazza d’autunno di Kantemir Balagov. Due amiche molto diverse, la bionda spilungona Viktoria Miroshnichenko, a volte colta da catatonia, e la bruna opportunista Vasilisa Perelygina, la loro lotta per la sopravvivenza e il loro rapporto condizionato da tragici eventi. Ulteriore storia (classica) al femminile è la nuova versione (firmata da Greta Gerwig) dell’ottocentesco e letterario Piccole donne (ovvero Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh ed Eliza Scanlen), la più “antica” (per ambientazione) delle uscite al cinema. All’epoca della Guerra di Secessione, le quattro sorelle March si ribellano alle convenzioni e pensano a emanciparsi. Nel cast Timothée Chalamet, Laura Dern, Meryl Streep.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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