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Chi vive giace, l’eterno commediare dei vivi con i defunti raccontato da Roberto Alajmo

Felice debutto, sulla scena del teatro Biondo di Palermo, per “Chi vive giace” istrionica commedia dei morti e dei vivi scritta da Roberto Alajmo  per la regia di Armando Pugliese. Con questo spettacolo si conclude il mandato di Alajmo alla direzione artistica dello stabile palermitano.

Chi vive giace“Chi muore giace, chi vive si dà pace” recita l’antico proverbio, con fare consolatorio e tuttavia perentoriamente immutabile. Ma se fosse esattamente vero il contrario? cioè “Chi vive giace”. Se coloro, ancora composti di respiro e palpito, giacessero loro malgrado nel vortice delle piccolezze quotidiane della vita. Questa la linfa vitale di “Chi vive giace” commedia  funerea e dolente, quanto eterea, popolare e spumeggiante firmata da Roberto Alajmo.

Comprimarie nella vicenda composta da Alajmo, una tesi, mesta e luttuosa, e una antitesi, angosciata e dubbiosa sul da farsi. Ad incarnare tali unità del discorso sulla scena, un giovane uomo, vedovo (la cui consorte è deceduta a seguito di un fatale incidente) ed un anziano padre con il  figlio ventenne (quest’ultimo, reo investitore della donna). Persone, dunque, rese dalla fatalità della vita, distanti e inconciliabili, antagoniste e contrarie. Chi vive giace, dunque, come questi personaggi, ineluttabilmente, nel senso di colpa, nel rancore, nell’odio, nel bisogno di perdono e nell’incapacità di scegliere una soluzione. Giace e si divide, inesorabilmente.

E chi muore? “Chi muore si dà pace” del vivere terreno, pregno di tutte le sue nefandezze, dei suoi affanni, del suo peregrinare a vuoto. Chi muore resta fantasma della ragione, nel limbo dei desideri, delle necessità e delle idee.

Fantasmi, tanto realistici quanto impalpabili, sono la giovane moglie vittima dell’incidente e l’anziana madre dell’investitore. Personaggi femminili a tutto tondo, che sulla commedia creano spazi tra lo psicologico e il folclorico. Defunti che legandosi agli eventi dei vivi, ne plasmano la sintesi finale: perfetta? perfettibile? insperata? inesorabile? sta al pubblico deciderlo.

Quello stesso pubblico in sala che, ad un tratto, si vede coinvolto in prima persona nelle questioni della vicenda. Allorquando i protagonisti in scena, spaccando la quarta parete, si fanno in toto presenze interroganti della loro realtà etica nei riguardi degli astanti.

Appassionato l’atteggiamento che il regista napoletano, Armando Pugliese, usa nell’accostarsi al testo tutto palermitano di Alajmo.

Ne risulta uno spettacolo dal ritmo montante e brioso, che amalgama sapientemente la sicilianità di un testo verboso, fortemente cadenzato, ibrido e ricolmo di significati e loro doppi, con le peculiarità tipiche dell’interazione comica napoletana alla Totò. Colonne portanti di una tale architettura teatrale i magnifici attori sulla scena. Pregiatissime, cangianti e divertenti, in interpretazione e potente caratterizzazione, Stefania Blandeburgo e Roberta Caronia, le due care estinte della storia. Credibile nel ruolo del ventenne ancora immaturo, schiacciato da una cieca malasorte, Claudio Zappalà. Si compenetrano, nell’espressività di un dolore che si fa di volta in volta ascetico, estremo, impacciato, quando non ilare, David Coco e Roberto Nobile. Musiche, costumi scenografie e luci, rispettivamente di Nicola Piovani, Dora Argento, Andrea Taddei  e Gaetano La Mela, contribuiscono a ricreare e collimare le atmosfere pulsanti del volgo e quelle rarefatte e sospese dell’aldilà.

A fine spettacolo, tra gli applausi copiosi e scroscianti ad omaggiare gli artisti sulla ribalta, il commiato di Roberto Alajmo da direttore artistico del teatro Biondo.Chi vive giace

Salito sul palco e presa inaspettatamente la parola, al microfono, Alajmo si è rivolto al pubblico dicendo:“Per me è una serata molto speciale. In questi giorni ho capito che non sarò più io il direttore del Biondo per i prossimi cinque anni. Di più non posso e non voglio dire, per rispetto del consiglio di amministrazione che comunque ringrazio per la fiducia accordatami sinora. Ne approfitto per ringraziare, altresì, tutte le maestranze del teatro Biondo, gli artisti magnifici che si sono avvicendati su questo palcoscenico in questi anni e voi pubblico affezionato”. A quel punto un ennesimo applauso, ed una vera e propria standing ovation da parte del pubblico, hanno abbracciato Alajmo.

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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