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Voglio che tu lo sappia, una drammaturgia dalla parte delle donne

Voglio che tu lo sappia, questo il titolo della drammaturgia originale firmata da Lucia Incarbona che ha debuttato l’8 Aprile presso il teatro Don Orione di Palermo.

Voglio che tu lo sappiaè l’ammonimento che quattro donne, quattro esistenze disperse tra mito, storia e letteratura, rivolgono agli uomini di tutti i tempi. “Voglio che tu sappia che non voglio morire” recitano, accorate e decise. Un’idea forte, cardine, direzione e ispirazione dell’intera drammaturgia semiotico civile firmata da Lucia Incarbona.

Sul palcoscenico décolleté di rossa pelle lucida, disposte come fossero passi invisibili in un luogo ormai desolato. Una simbologia lampante, popolare, televisiva e postmoderna tuttavia efficacissima. E’ il tema infinito e attualissimo della sopraffazione sulle donne, del giogo maschile e dei suoi giochi di potere. Un triste stato delle cose, in continuo divenire, che lascia dietro se solo mestizia, solitudine, disperazione e umiliazione.

Quattro personaggi iconici: Laura Lanza celebre Baronessa di Carini (primo caso di femminicidio d’onore), Proserpina figlia della dea greca Demetra e sposa forzata del Dio Ade, Giovanna Bonnanno anziana fattucchiera giustiziata perché castigatrice di uomini violenti e traditori nota come la vecchia dell’aceto ed Ersilia Drei giovane sfortunata protagonista della pieçe “vestire gli ignudi” di Luigi Pirandello.

Sorgono dal buio dei tempi e in una monodia tragica raccontano dolori e palpitanti emozioni. Si svelano intime, liriche, terrorizzate, fugaci e rabbiose. Allo stesso tempo si fanno eco, come un coro, in armonie, dissonanze e controcanti. Trascolorano fluide, l’una nell’altra. Al culmine del loro intimo, dramma si fanno empatiche. 

La Incarbona, di professione psicologa, crea uno spettacolo denso e intenso volto all’introspezione. Richiede alle sue attrici un pari grado d’attenzione al testo, nonché sorellanza nel rapportarsi alle donne che incarnano. Così le 4 giovanissime teatranti, immerse in luci abbaglianti, chiaroscuri, ombre e  proiezioni flou e psichedeliche, portano a compimento e rilievo le loro doti artistiche. Alle spalle si avverte chiaro, un lungo lavoro d’immedesimazione sensibile.

Il passo trepidante e la voce bambina della Baronessa di Carini sono stati restituiti dalla rossa Ornella Mormile. L’oltraggiata leggiadria danzante di Proserpina è stata rappresentata dalla castana Sofia Ciofalo. La passione violata e disperata di Ersilia Drei  è stata magnificamente richiamata in vita dalla bruna ed espressiva Arianna Scuteri. Il dileggiato femminismo ante-litteram della vecchia dell’aceto ha rivissuto nella recitazione saggiamente colorita di Vincenza Grazia Renda.

Lo spettacolo si è avvalso delle musiche originali del compositore François Agnello. Sottotesto musicale evocativo e astratto, capace di far da cassa di risonanza alle intime e dolorose istanze delle 4  donne.

I costumi sono stati realizzati con logica intuizione dalla stessa Incarbona. Il mantello della Baronessa di Carini, bianco argento e pvc trasparente, la rende un’aliena d’amore. Così dovette vederla l’arretrato geloso marito e il mondo coevo. Stessa evidente  funzione ha l’ampia gonna, interamente composta da fogli di giornale, indossata da Ersilia Drei. Mezzi di stampa in grado di far sprofondare la giovane, come peso al piede, nel mare dell’ipocrisia. Oggi si parlerebbe di seconda violenza, l’accanimento mediatico e sociale che segue quello dei sentimenti e della carne.

La pur valente scrittura della Incarbona appare alle volte ingiustificatamente prolissa. Tuttavia, non mancano momenti prosaici e poetici di grande effetto e stile. Una battuta colpisce, come fulmine roboante in un cielo che preannuncia tempesta:morta, resuscitata e morta ancora…per un capriccio che non era il mio”. Investe le coscienze, maschili e femminili. E si fa, via via, pensiero luminoso e pervasivo, d’uguaglianza, rispetto, dignità e giustizia sociale.


L’abbraccio finale delle 4 protagoniste, protette dallo sguardo malinconico, sensuale, materno, dolce, deciso e serio delle più belle donne ritratte nei capolavori della storia dell’arte crea un effetto esteticamente gradevole che tuttavia poco aggiunge alla drammaturgia.

Lo spettacolo è andato in scena, in una sola recita, domenica 8 Aprile 2018 presso il Teatro Don Orione. Alla messa in scena ha contribuito in qualità di aiuto regista la signora Carmen Di Bella. Il make up di scena è stato curato da Claudia Terranova. L’opera è stato patrocinata dal Comune di Palermo. Foto di Giuseppe Bellomare.

 

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

1 Commento

  1. Spettacolo intenso, capace, nonostante la gravità dei temi, di tenere lo spettatore attento e coinvolto. Sempre in crescendo, dalle singole storie che si intrecciano come a volersi sostenere a vicenda nel dolore dei tragici epiloghi, fino alla fine quando un accorato grido manifesta la disperazione per l’impotenza all’inevitabile destino. Tutte bravissime le attrici ma un riconoscimento particolare ad Arianna che mi ha incantata.

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