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Adorabile nemica, una pellicola che sa di fiaba, vista e recensita da Verve

Una milionaria al tramonto della sua vita incarica una giovane giornalista specializzata in necrologi di raccontarla dopo la sua morte. Scopri la recensione di Adorabile nemica a cura del nostro critico cinematografico

The Last Word, USA, 2017  di Mark Pellington con Shirley MacLaine, Amanda Seyfried, Ann’Jewel Lee, Thomas Sadoski, Philip Baker Hall, Tom Everett Scott, Anne Heche, Steven Culp

In maniera analoga al contemporaneo Insospettabili sospetti, nel quale però i maturi protagonisti sono tre, si può fare una considerazione potenzialmente qualunquista su questa amarognola commedia con l’immensa MacLaine: se non fosse per la performance centrale, sarebbe robetta. D’altronde, l’attrice è specializzata da decenni in ruoli di burbera dal cuore d’oro, quindi non è strano che desideri essere immortalata in cotal guisa in quello che sembra a tutti gli effetti un film-epigrafe (vedi le foto giovanili all’inizio e alla fine), da lei coprodotto insieme alla giovane collega Seyfried (che sul set un po’ le soccombe, e al resto del cast va peggio). Fermo restando che l’anziana e ineguagliabile diva ha già una pellicola pronta, una in lavorazione e un’altra in preparazione. È la storia di Harriet, volitiva milionaria che, intuendo la prossimità della fine, incarica una pavida giornalista relegata alla composizione di necrologi (documentati con cura) di “studiarla”, in modo da ricordarla pubblicamente con le parole giuste quando verrà il momento (in tal senso, meglio il titolo originale di quello italiano, per giunta confondibile con La mia adorabile nemica di Wang). La cronista s’industria, individua gli aspetti migliorabili della vita della signora (che intanto aiuta una bimba e si reinventa come dj) e li affronta con lei. Il cinismo di alcune battute funziona, ma il ritmo è difettoso. È una fiaba, e il regista Pellington (Arlington Road, The Mothman Prophecies: siamo sicuri che fosse il più adatto?) lo sa e lo dichiara.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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