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Piccole Donne in musical la scommessa di Broadway che ha affascinato e commosso Milano

Piccole Donne, il musical di Broadway, nell’edizione tutta italiana della Compagnia dell’Alba diverte, commuove e lascia sospirare il pubblico del teatro Re-Power di Milano.

Non è mai semplice, per le arti performative, confrontarsi con un classico della letteratura tanto amato e conosciuto qual è Piccole Donne. In ogni epoca a cimentarsi con una tale pietra miliare sono stati in tanti e tante tra registi, attrici, costumisti e scenografi di fama. Con alterne fortune, di pubblico e di critica. Nel 2019 l’apprezzata e lodevole regista Greta Gerwing ne ha tratto la più completa e vivida delle riduzioni cinematografiche hollywoodiane.

Un successo inestinguibile quello di Piccole Donne, a cui il teatro ha sempre guardato con ammirazione. Ed è dai workshop teatrali della Duke University che nel 2001 nasce il primo nucleo performativo di quello che diventerà il musical di scena al Virginia Theatre di Broadway dal gennaio del 2005.  Il libretto del musical porta la firma di Allan Knee, testi delle canzoni e musiche si devono rispettivamente a Mindi Dickstein e Jason Howland.

Dopo varie produzioni in giro per il mondo anche il teatro musicale italiano si accorge delle Piccole Donne di Broadway. È la compagnia dell’Alba ad ottenere i diritti di traduzione e messa in scena, a mezzo di uno speciale accordo con  la Music Theater International. La prima rappresentazione delle Piccole Donne in Italiano è del 2021 presso il teatro Tosti di Ortona.

Lo spettacolo proposto dalla compagnia dell’Alba vede una curata drammaturgia in prosa fondersi magnificamente ai numeri cantanti e danzati; la narrazione è dunque resa riconoscibile e di efficace comprensione, agile e priva strappi e scossoni. Piccole Donne

Lo scenografo Gabriele Moreschi condensa in un unico spazio domestico – con la finestra, il camino, la madia, il pianoforte, la poltrona, la scrivania in soffitta ed ogni genere di mobile o anticaglia riposta o accatastata – non solo il cuore pulsante della vita affettiva delle sorella March ma anche il cervello, la psiche indomita e creativa, dell’indiscussa protagonista Jo (Josephine March). Dentro questa luminosa dimensione esistenziale le sorelle, diverse e speciali tra loro, possono fantasticare, crescere e maturare, progettare il futuro e comprendersi nel profondo, realizzarsi ed affrancarsi. Il boccascena, nvece, racconta della realtà – lieta, difficile e a volte funesta- da cui le sorelle sono investite. Due piani contrastanti eppur sincroni.

La talentuosa mezzosoprano Edilge Di Stefano dipinge una Jo energica e volitiva ma allo stesso tempo pervasa da una irrimediabile insicurezza, strascico d’una società coeva che poco o nulla consente alle donne. Il pieno e il vuoto insieme, le due misure dell’essere di una Jo cardine e centro della scena.

Piccole Donne Il musical si compone, dunque, intorno a Jo di divertissement corali come il grazioso carosello dei “5 per sempre”  – le quattro sorelle March e Laurie il giovane amico e vicino di casa – numeri leggeri da vaudeville – la filastrocca al piano di Beth e il tip-tap di Mr. Laurence senior (Domenico Chianese) ed il duetto con il quale Amy (l’ottima caratterista Claudia Mancini) e Laurie raccontano del loro amore sbocciato in Europa- duetti romantici e sospirosi -la proposta di matrimonio di John Brooke tutore di Laurie a Meg la sorella maggiore – e assoli dal grandeur struggente -quelli di Mamy, la signora March, nella superlativa  interpretazione di Carolina Ciampoli – tra i quali spicca la toccante linea melodica de “mio caro marito” al primo atto.

Resta impresso il duetto tra Beth, ormai in fin di vita a causa dei postumi d’una deflagrante scarlattina, e Jo. Le due sorelle si trovano all’aria aperta, su una spiaggia, il cielo terso alle loro spalle. Jo vestita in bianco e color crema porta alla sorella  assisa e abbigliata in verde chiaro, un aquilone variopinto che le due ragazze fanno volare insieme cantando “alcune cose sono destinate ad essere”. La Beth di Giulia Rubino appare soave nella gestualità da ballerina classica; la sua voce, dalle tonalità chiare e  dolci,  si armonizza al registro squillante di testa della Jo-Di Stefano. Il momento è topico, il commiato e commovente. Una calda lacrima sussurra agli occhi del pubblico quando l’aquilone sfugge alla mano di Beth, e Beth sfugge alla mano di Jo.

Tanti anche i momenti di briosa ilarità giocati sui ruoli maschili tra accenni di buffa malizia nel professor. Bhear di Fabrizio Angelini (con il suo ciondolante onnipresente ombrello) e la dinoccolata informale cavalleresca tenerezza del giovane Laurie ben incarnata dal viso angelico, il fisico scattante e longilineo e la vocalità ariosa di Filippo Di MennoPiccole Donne

Resta ignoto alla rappresentazione il padre delle sorelle March. Non pervenuto neanche per la scena cult del ritorno dalla guerra di Secessione. Una mancanza inspiegabile che effettivamente crea un buco nella trama e nelle relazioni che ivi gravitano.

L’intero spettacolo parte e ritorna a Jo, il suo andamento ciclico ne risolve il percorso di vita. La luce che la ragazza porta dentro sé, e che Edilge Di Stefano canta trascinante ed enfatica ne “la fiamma dentro me”, si tramuta in un faro che irradia la scena.

Piccole Donne Jo si accorge che la pubblicazione del suo primo romanzo Piccole Donne  ha eternate  le sue sorelle ed i loro valori e, come promesso da giovinette, le ha per sempre legate le une alle altre. Comprende altresì che il prof. Bhear con il suo propositivo ombrello d’amore è il miglior alleato che ci si possa augurare.

Sarà la stessa Jo a cantare, voce piena, “la fiamma che era dentro me può finalmente liberarsi e splendere”. Lo spettacolo risulta delicato e appassionante, adatto a tutti coloro che conservano nel cuore la bellezza poetica delle sorelle March.

Lo spettacolo è andato in scena al teatro Re-Power di Milano dal 4 al 7 di Aprile 2024. È una co-produzione Compagnia dell’Alba e Teatro Stabile d’Abruzzo.

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Da giugno del 2021 è iscritto nell'elenco dei giornalisti pubblicisti presso l'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro, alla cultura, e agli eventi dal vivo.

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