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Villa Deliella simbolo di rinascita

Villa Deliella«Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente», disse uno dei maestri del giornalismo italiano, Indro Montanelli.
Ignorare il passato non significa solamente non conoscerlo, può significare anche non dargli peso, fare finta che non esista. A volte quando il passato è doloroso o sconveniente, si prova a far finta di nulla e lasciare tutto nello status quo. Fortunatamente non sempre ,e non per tutti, è cosi. Andiamo con ordine: cinquant’anni fa, fra sabato 28 e domenica 29 novembre, Palermo fu scossa da un evento traumatico, ancora ben presente nella memoria di quanti lo vissero con sorpresa e incredulità. Villa Deliella, una delle più importanti opere di Ernesto Basile, che faceva da fondale a piazza Crispi, venne abbattuta, come dice Salvatore Inzerillo , «in maniera barbara, senza salvare nulla, facendo scempio di maioliche, fregi, ferri battuti e della vegetazione arborea» e perpetrando «un delitto che offendeva l’arte e qualificava in maniera inequivocabile chi lo aveva facilitato e chi lo compiva».

Distruzione di Villa Deliella, Villa Deliella

Distruzione di Villa Deliella

Quello era il periodo del cosiddetto “sacco di Palermo”, un’ espressione utilizzata per descrivere il boom edilizio avvenuto tra gli anni cinquanta e sessanta del XX secolo, che stravolse la fisionomia architettonica della città.
In tale periodo ci fu un’espansione incontrollata e la distruzione di numerose strutture architettoniche di grande interesse, tra cui appunto Villa Deliella.
Oggi al suo posto vi è un posteggio con annesso un autolavaggio.
«Niente può sostituire nella memoria e nella coscienza Villa Deliella; niente se non Villa Deliella può colmare il vuoto lasciato alla città e alle coscienze di chi l’ha amato e la ama»;sono queste le parole che ispirano l’idea lanciata da due brillanti architetti palermitani (Danilo Maniscalco e Giulia Argiroffi): ricostruire villa Deliella.

Planimetria, Villa Deliella

Planimetria

L’idea che appare reazionaria è in realtà rivoluzionaria. Perchè rivoluzionaria? Perchè non avviene sull’onda emotiva, o semplicemente sulla frettolosa volontà popolare legata all’affezione ad un «paesaggio urbano» ,come ,ad esempio, avvenne nel caso del campanile di P.zza San Marco a Venezia ( caso scuola nella teoria del restauro del “dov’era e com’era” slogan ripetuto da Gabriele D’annunzio) ,ma si propone di essere simbolo di una bellezza che non è solamente estetica, ma soprattutto etica. Un riappropriarsi di ciò che è stato strappato da un sistema mafioso che ha condizionato pesantemente la città sino ai nostri giorni. Un edificio che rappresenti la rinascita, la speranza, il ritorno allo splendore di un’epoca felicissima.
In Europa sono molti i casi di ricostruzioni di edifici secondo la teoria del dov’era e com’era. Naturalmente moltissimi sono i casi derivanti dalle devastazioni della seconda guerra mondiale (San Pietroburgo, Varsavia,Dresda etc.) ma molti ancora sono i casi più recenti, affrontati con una diversa consapevolezza e, soprattutto, con altro valore simbolico. Villa Deliella

Una città come Berlino non ha avuto paura (seppur attraverso aspre critiche e serrati dibattiti) di stanziare ,nel
2008, ben 600 milioni di Euro per la ricostruzione del Castello.
Per andare avanti bisogna guardare indietro, bisogna fare pace con il passato, i tempi sono maturi.
Per chi volesse approfondire:
https://ricostruiamovilladeliella.wordpress.com/

vervemagazine

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