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Anna dei Miracoli con Mascia Musy la storia di una nuova epifania

Al teatro Biondo di Palermo è di scena Anna dei Miracoli, celebre testo teatrale che narra di Hellen, sordo cieca e di Anna, la donna che le donò gli strumenti per rinascere.

In scena al teatro biondo di Palermo, Anna dei Miracoli è una produzione del teatro Franco Neri Parenti. Lo spettacolo è patrocinato da la Lega del Filo D’Oro, associazione benefica che da più di 50 anni si prende cura delle persone sordo cieche.

In principio fu la vera storia Hellen Keller, sordo cieca dall’età di 2 anni  e di Anne Sullivan educatrice ipovedente che, per mezzo del neo sperimentato linguaggio tattile dei segni, le aprì una possibilità d’esistere ed autodeterminarsi nel mondo.

 William Gibson ne trasse poi The Miracle Worker (letteralmente il Taumaturgo) dramma teatrale che debuttò nell’ ottobre 1959 al Playhouse Theatre di Broadway e rimase in scena sino al luglio 1961. In Italia,  fu portato alla ribalta da attrici del calibro di Anna Proclemer e Ottavia Piccolo.

Divenne infine un  grande film, con un titolo differente, recante in se qualcosa di sacro e poetico, Anna dei Miracoli. Una pellicola che nel 1962, per la regia di Arthur Penn, si vide attribuire ben due premi Oscar, quello per la migliore interpretazione femminile (Anna) ad Anne Bancroft e quello per la miglior attrice in un ruolo di supporto (Hellen) a Patty Duke.

Struggente ed ispiratore nonché carico della sublime autenticità, propria dei piccoli grandi miracoli umani, l’adattamento del testo operato da Emanuela Giordano. Ad esso si somma la regia; asciutta, priva di orpelli, tutta rivolta all’esaltazione del gesto scenico e del contatto fisico.

Hellen, sordo cieca, sopravvive d’un esistenza primordiale, scevra di significato, puro istinto, precipitata nel profondo drammatico d’un silenzio rabbioso. Nel ruolo assoluto di questa giovinetta la straordinaria interpretazione attoriale di Anna Mallamaci.  Hellen ha lo sguardo perso nel vuoto, dei grandi e sgranati occhi vitrei. La  sua gestualità è avulsa, ferina e rumorosa. L’abito che indossa è semplice, minimale nella foggia, di iuta. In lei si concentra, impietoso e inquieto, il disagio profondo d’una solitudine, che pare irreversibile.

Effigi pallide e lontane, gravitanti intorno ad Hellen, i genitori, Arthur e Kategli attori Fabrizio ConigliLaura Nardi. Schiavi e impotenti, disillusi e cinici, colmi d’un amore viscerale ma caotico e mal espresso. 

Anna non è una fata, non giunge librandosi nel vento. Ella sbuca dalle tenebre, si appropinqua al palcoscenico provenendo dalla platea, attraversa la quarta parete.  Il passo calibrato e leggero. La figura imponente e aggraziata. Lo sguardo misterioso, celato dietro tondi occhiali fumé. Il carattere, difficile, poiché tanto dolce quanto acuto e schietto. Ed i modi, severi, incisivi, ma gravidi di sproni continui. Anna, giunge nel non-luogo anonimo, color cartone, che costringe l’intelletto e l’anima di Hellen. Per l’attrice Mascia Musy, Anna è un personaggio reale, Il suo lavoro d’attrice  per tale ruolo, non può dirsi meramente interpretativo, ma razionale, materico e sensibile.

Nell’acqua, elemento naturale, zampillante, fresco, pervasivo, purificatore e insieme salvifico, l’epifania di una nuova vita. Gocce d’acqua, sullo sguardo finalmente ridente, aperto e conscio di Hellen e nelle sue mani, prodighe d’una insperata eloquenza. Una debordante bellezza, che rinnoverà la speranza anche di Kate ed Arthur.

La catarsi di questa piece, non si addensa e palesa nel pietismo. Il dramma, fagocita se stesso è da origine ad una gioia commossa per quel lungo estenuante assedio, di gesti tattili e vibrazioni, condotto da Anna. Un assedio che degenera in battaglia e che apre, infine, in Hellen un varco luce, di forma e di senso, d’emozioni e di criterio.

Questa di Anna dei Miracoli è una produzione preziosa, dalla messa in scena delicata, concreta e travolgente, che ha conquistato la sala del teatro Biondo ed è stata salutata da una cascata di applausi e ovazioni. Assolutamente da non perdere. Repliche ancora, il  21 e 22 diecembre.

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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