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Errante Corazòn il lungometraggio di Brzezicki in gara tra le Nuove Visioni al Sicilia Queer FilmFest

Errante Corazòn, suona poetico quasi leopardiano (con l’anteposizione del verbo sul soggetto) il titolo del lungometraggio dell’argentino Leonardo Brzezicki.

L’ Errante Corazòn del titolo è quello di Santiago, un bel quarantenne cileno. Occhi scuri ed espressivi, sorriso luminoso di denti bianchi sotto una ben curata barba bruna ed un corpo tonico e sportivo. Santiago è omosessuale e allo stesso tempo padre in carica di una ragazzina diciottenne, avuta da una relazione con una cantante di successo.

Santiago vive dell’empatia per il prossimo ma anche dei rimpianti insoluti per i suoi errori del passato (espressi a mezze parole) e di una vita che sembra abbandonarlo, calciarlo e calpestarlo ad ogni occasione. La sua esistenza è sprofondata dentro un baratro di solitudine, una condizione asfissiante che pare non lasciargli scampo.

In Santiago si scontrano, piacere della carne (l’orgasmo occasionale di un rapporto orale, l’eccitazione, il desiderio e la paura d’un discinto cruising o d’un menage a trois) la soddisfazione momentanea e vorace di una lussureggiante e propulsiva natura madre, ed i crepa cuore, le illusioni, le lacrime e gli stravolgimenti interiori d’una natura matrigna, quella  feroce e talvolta egoista dei sentimenti incompresi, stitici e reietti. Una muraglia emotiva insormontabile cui però Santiago risponde, sempre, con incrollabile accesa speranza ed una sorprendente resilienza.

A dare profondità, tormento, dolcezza e corposa personalità a questo personaggio, il noto ed eccelso attore argentino Leonardo Sbaraglia.

Leonardo Brzezicki (nella foto) dirige l’evoluzione della storia umana di Santiago come stesse narrando l’ineluttabile mesto destino di solitudine d’una eroina da melodramma. L’uomo, dopotutto, è un melomane. I suoi pensieri e le sue più intense emozioni trascolorano nella voce di Maria Callas intenta ad eseguire “Casta Diva” dall’Opera Norma del Bellini.

Unico appiglio  affettivo agli amori ormai irrimediabilmente perduti (l’ex compagno, Luis, che lo caccia in malo modo dalla sua villa perché non vuole più vederlo -anche se il pubblico non avrà mai contezza del perché della rottura) la figlia Laila (Miranda de la Serna polimorfa ed incisiva).

Santiago si troverà, suo malgrado, trascinato anche nella disperazione da abbandono della ragazza. Dovrà cadere con tutti e due i piedi nel dolore senza rimedio e conforto di sua figlia, tradita da una madre egoista, falsa e incapace di amare (l’attrice Eva Llorach ben abile a restituire  l’egocentrismo sensuale privo di senso materno del suo personaggio).

Si tufferà nella notte di fine anno brasiliana, spinto tra l’eccessivo consumo di alcool, scontri verbali, scazzottate, lo sballo più insensato. Si lascerà svuotare, purificare da quel bisogno di vero amore perennemente insoddisfatto. Lo sublimerà, in qualche modo, elevandolo in un più delicato e celebrale rapporto con la figlia.

Santiago sentirà, inoltre, impellente il bisogno di non vedersi come un figura paterna fallimentare. A restituirgli, onesto e salvifico, fiducia in questo suo ruolo genitoriale, l’amico più caro, il libertino, Federico.

Non a caso, rispetto alla festa orgiastica tutta al maschile a cui Santiago partecipa all’inizio della pellicola, in casa di Federico, il finale lo vedrà intervenire, nella medesima abitazione, ad una festa di bambini. Una formula molto pregnante e significativa di montaggio parallelo.

Il personaggio di Santiago, fragile e contraddittorio, segna nella settima arte una evoluzione originale, preziosa ed innovativa del topos maschile. Errante Corazòn è un film dal respiro internazionale. Il ritmo del girato è fluido quanto ben cadenzato e mordace sui dialoghi spesso carichi d’emotività (talvolta esplosiva) e di contenuti rivelatori. I monologhi disegnano i contorni d’un contemporaneo dramma borghese ma le esplicite scene omoerotiche si accordano sull’insoluta angustiata vicenda affettiva di Santiago.

Il film si lascia godere e coinvolge in più d’un passaggio, senza corrodere nel patetismo. C’è tanta realtà, tanto autentico struggimento, in questo lirico, teatrale Errante Corazòn.

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Da giugno del 2021 è iscritto nell'elenco dei giornalisti pubblicisti presso l'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro, alla cultura, e agli eventi dal vivo.

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