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Occidente Express, Ottavia Piccolo narra di Haifa e del suo coraggioso migrare

S’intitola Occidente Express (Haifa è nata per stare ferma) la drammaturgia scritta da Stefano Massini e curata sulla scena dall’attrice Ottavia Piccolo e dal compositore Enrico Fink. Un lavoro teatrale profondamente realistico e forte, che ha finalmente debuttato presso il teatro Biondo di Palermo il 20 Aprile 2018.

Occidente ExpressConsenso unanime, applausi appassionati, molte ovazioni ad Ottavia Piccolo. E’ il successo, meritatissimo, tributato dal pubblico palermitano al monologo drammatico Occidente Express (Haifa è nata per star ferma)Punta di diamante e vanto della stagione 2018 del teatro Biondo.

Haifa Ghemal è una donna, un’anziana, una nonna. Voce vivida del martoriato Iraq, testimonianza impavida del suo viaggio di migrante. Accade che Haifa nel 2016 incontri la penna, sensibile e coraggiosa, del giornalista Stefano Massini. L’interazione tra i due si rivela formidabile.

Al cuore di Haifa, che  si schiude in ricordi sofferti e cruenti, Massini risponde con estremo trasporto emotivo. Sottraendo spazio alla schematicità d’un semplice articolo giornalistico il reporter compone una storia teatrale tanto onesta e realistica quanto più densa di pathos.

C’è uno spaccato concreto del nostro disequilibrato mondo coevo nel monologo scritto da Massini. C’è la vita travagliata e stremata di Haifa, che merita d’esser raccontata. Si evita la retorica, ma non sfugge qualche delicato accento di poesia. Sul palcoscenico si allarga un’atmosfera di dignitosa serietà, che s’impone al cuore.

Haifa proviene da un contesto umile, patriarcale, radicalmente mediorientale. Disagio, sopraffazioni e difficoltà d’ogni sorta sono all’ordine del  giorno ma ella li vive con familiare coscienza. “Haifa è nata per restare ferma” suole replicarle, come monito antico e imprescindibile, la sorella maggiore. Improvvisamente, però,  la guerra ed un generalizzato lutto materiale e spirituale si abbattono sulla donna. Morte e distruzione creano un deciso scollamento di Haifa dal tempo passato. Rimasta sola, con l’unica innocente compagnia della nipotina di quattro anni, l’anziana donna come risorgendo a nuova vita inizia a muoversi. E passo dopo passo, costruisce il suo viaggio per la sopravvivenza.

I suoi passi nel deserto, nella turca terra di mezzo, sul mare della Grecia, tra i confini minati macedoni, il gelo spinato ungarico e le città tedesche divengono l’estenuante errare di un tempo nuovo dell’esistenza. Haifa si muove nel mondo anelando a chissà cosa, una meta o un futuro, forse solo un luogo dove finalmente fermare le gambe.

5.000 chilometri, un percorso che sembra lungo un’eternità. Nel compierlo Haifa ritrova se stessa. Coraggiosa, umana, astuta, forte, caparbia, pronta a tutto. Nel proprio nome, rintraccia l’ultimo suo bene terreno.

L’aspra drammaturgia narrativa di Massini viene affidata ad una grande attrice qual è Ottavia Piccolo, già coinvolta in passato in simili forme di teatro civile. L’interpretazione della Piccolo è solida ed intensa. Il declamato chiaro e preciso. Ogni parola, ogni periodo sono caricati della giusta intenzionalità, del corretto coinvolgimento.

Una scena minimale ed esistenzialista pare dilatarsi e contrarsi seguendo il divenire della migrazione di Haifa. Il recitato amalgama alla psicologia palpitante e partecipata del personaggio un certo distacco emozionale. Come se ad ogni sensazione, per quanto estrema, potesse coincidere uguale e contrario uno straniamento. Non il becero cinismo, ma un vigore animale, un impulso, che ci convince a farcela. Che ci salva. 

Parecchi i momenti efficaci e commoventi inscenati. Il più penetrante quello che narra di Haifa, della nipotina e di un’infinta compagine umana, intenta ad attraversare strisciando nell’oscurità una vecchia condotta del gas. Una grossa tubatura, ponte sotterraneo tra l’Iraq e la Turchia. Una porta sul mondo occidentale, da  percorrere  cosparsi d’olio, seguendo una corda come guida e trattenendo il fiato. Un’esperienza terribile, che la Piccolo interiorizza e recita con veemenza e a perdifiato, suggerendo allo spettatore una tale immedesimazione da apnea, che si conclude – giunti al di là del confine – con un grande sospiro, congiunto.

Parimenti indimenticabile il racconto del treno merci turco, mai visto prima e sul quale nonna e nipote salgono al volo, mentre stupite e atterrite ne seguono il movimento. E ancora il ritratto dello scafista con i denti bianchissimi, le mani inanellate, i baffi e le sopracciglia disegnate, aggressivo venale e imperativo con i poveri disperati che affollano il suo barcone; un moderno Caronte dantesco. Il naufragio in mare è un passaggio fluttuante che fa perdere i sensi, come  una danza. Poi c’è il muro di filo spinato al confine con l’Ungheria, freddo e disumano, sotto la candida neve invernale. Farina dal cielo per i migranti più piccoli.

Chiude il racconto il container Occidente Express, con il suo carico di vite nascoste al suo interno, diretto in Svezia. E’ quell’ordine perentorio “Non sprecate l’aria” che stringe, i polmoni attoniti, in un flebile sospiro.

Componimenti e distorsioni musicali, appositamente pensate per il monologo dal maestro Enrico Fink, creano nell’ottima e prestante esecuzione dell’orchestra multietnica di Arezzo, un panorama sonoro descrittivo parecchio suggestivo.

Un monologo teatrale per comprendere, riflettere, sentire sulla propria pelle. Una storia da raccontare a parenti, amici e conoscenti uscendo da teatro. Una vicenda umana che crea mutamenti sostanziali di coscienza, che scardina ogni concetto di alterità. Che fa luce sulle sofferenze, intime e profonde di coloro che chiamiamo migranti ma che dovremmo abbracciare quali fratelli. Prodotto teatrale a cui tutti, in ogni parte d’Italia, dovrebbero assistere.

 

Occidente Express (Haifa è nata per star ferma), replica al teatro Biondo di Palermo fino al 29 aprile 2018.

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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