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Con Carolyn Carlson e la sua danza, da Palermo al mondo ed il suo infinito

Cinque Short Stories per narrarci di sè, per ammaliare, sfidare,  penetrare. E’ l’immaginifico e pulsante impegno della coreografa Carolyn Carlson con il teatro Massimo di Palermo.

Alta, bionda, longilinea, viso appuntito ma sguardo lieve e sognante. Ed un sorriso, che se interpellato, diviene contagioso. E’ la celebre coreografa Carolyn Carlson, californiana di nascita ma con discendenze finlandesi. É “l’amante” dell’arte danza più contemporanea e progressiva. Una danza vivente d’un concetto, che si forgia in fantasia, componimento ed improvvisazione poi donate all’eternità. Artista nomade (come spesso lei stessa si è definita) nel suo incessante andirivieni geografico ha elargito idee, modificato percezioni, aperto orizzonti d’espressione e gusto.

Con questa aura, grandiosa e mirabile, Carolyn Carlson giunge al teatro Massimo di Palermo. Porta con se quattro atti unici, potenti ed evocativi, ormai brillante repertorio del suo creare. Ed un nuovo pezzo lo crea appositamente in occasione della residenza palermitana, onde consegnarlo all’abilità e bellezza del corpo di ballo massimiano.

Un occasione importante e prestigiosa per i valenti danzatori del teatro Massimo. Una opportunità che, visbilmente, essi hanno colto e nel quale si sono tuffati anima e corpo. Una felice collaborazione artistica, un cimento, che ha positivamente impressionato la Carlson.

La serata si apre con il poema coreutico dell’aria, ovvero WIND WOMAN assolo creato nel 2011. Protagonista immutabile e immancabile di questo pezzo, l’eterea danzatrice francese Céline Maufroid. Con Wind Woman ci  si ritrova immersi nel respiro del corpo, che si fa vento vibrante, ritmica musicale e fiato degli oceani. Un pezzo magico e catartico dove il corpo intero, nella fluidità sollecita delle  membra e dei capelli lunghi e sciolti, materializza l’aria nella sua quieta intemperanza cerulea.

Wind Woman è una delle realizzazioni più mature e fascinose della Carlson, in questa rappresentazione del Massimo la speciale aggiunta di alcuni ballerini. Trattasi di un gruppo scelto di 10 interpreti  femminili. Specchio leggiadro, incrinato e iridescente della Maufroid, tra le ballerine spicca una ispirata Lucia Ermetto.

Carolyn Carlson

Secondo brano in programma EVIDENCE, dal titolo omonimo del video d’arte realizzato nel ’95 da Godfrey  Reggio per FABRICA, centro di ricerca per la comunicazione patrocinato dal gruppo Benetton. Nella proiezione, i visi, gli sguardi, gli occhi, docili, persi ed inebetiti di bambini colti nella passività adorante di uno schermo televisivo. Sono immagini dense, intensificate dalla musica inquietante e oscura di Philip Glass.

Carolyn Carlson

Immagini sulle quali la Carlson ha costruito, insieme a 12 componenti del corpo di ballo del Massimo, un dolente ed esistenzialista puzzle mobile di braccia, mani, teste, colli e schiene in continuo dialogo con esse. Benché i danzatori diano le spalle al pubblico il clima non si avverte estraniato, si crea bensì un ponte di empatia, nei riguardi della specie umana travolta dai prodigi prepotenti della tecnologia.

Chiude il primo tempo dello spettacolo MANDALA, creato dalla Carlson nel 2010. Interprete indiscussa del brano l’incisiva ballerina italiana Sara Orselli.

Carolyn Carlson

Con i suoi corposi capelli nero pece la Orselli volteggia dentro un cono di luce a sua volta vorticoso. La sua figura, tanto ipnotica quanto vigorosa, roteando si fa elemento rituale d’un infinito onnipotente e generatore. Qualcosa che richiuda in se, inoltre, lo Yin e lo Yang dell’esistenza stessa. Da questo cerchio concentrico e ossessivo la Orselli lascia che il corpo, nelle spire della sua intrinseca energia, esploda e si espanda nello spazio intero (in ogni sua dimensione, con ogni carattere ed orientamento fisico).

La musica di Michael Gordon, sfiancante e martellante, evoca in certi passaggi la celebre “Sagra della Primavera” di Igor Stravinskij con Sara Orselli che in taluni gesti e pose ne cita l’eletta dall’omonimo balletto nelle sue chiavi più disparate. La coreografia si riassorbe su stessa, pur nel suo imperturbabile ruotare, con il progressivo concludersi della musica. E’ la metafora spirituale del caos primordiale, che dall’iniziale irruenza della nascita, torna ad all’ordine.

Carolyn Carlson

Ultime due Short Stories firmate Carolyn Carlson l’assolo maschile intitolato BURNING e l’ensemble per 14 danzatori dal titolo IF TO LEAVE IS TO REMEMBER.

E’ disdicevole e poco gentile nei confronti della fondazione lirica palermitana, dar nota della defezione dalla platea, subito dopo l’intervallo, di certo pubblico poco avvezzo a questo genere di danza. Ma in definitiva, è ciò che si è verificato.

Tornando alla danza, il secondo tempo ha visto sul palcoscenico il danzatore coreano (pupillo della Carlson) Won Won Myeong in Burning ; un assolo dalla struttura multiforme che disegna l’estetica tormentata e potente del fuoco quale elemento naturale e centro irradiante di vita. Burning è tanto suggestivo quanto più può dirsi inesplicabile. Si innesca da un piccola luce stroboscopica, quasi un additante astro cadente. Si protrae coreutico in forme tribali d’estremo oriente, inabissandosi nella tradizione delle ombre cinesi. Viaggia nelle viscere dell’intimità umana. Vivifica, per mezzo del fisico longilineo e disossato di Myeong e sul suo viso spigoloso fortemente espressivo, l’estremo ardore della forza vitale. La resa finale è bruciante, illuminante e reattiva. Il piglio performativo preminente, ma è grazie a questo che si raggiunge la piena contemplazione.

Carolyn Carlson

If to leave is to remember è la coreografia d’ensemble datata 2006, d’ampio respiro e perigliose apnee, che la Carlson affida per intero al corpo di ballo del teatro Massimo.

9 ballerini sembrano chiamati a sfidare l’esplosivo dinamismo prospettico di questa creazione. Sarà il leitmotiv ma non il fine ultimo del brano. Entrano in scena 5 danzatrici, corpi sinuosi che si abbandonano alla freddezza estatica di una passione autoptica come ad un salto leggiadro in un vuoto che si riempie di un’ineludibile forza. L’impegno maggiore per l’intero gruppo di danzatori risiede sicuramente nell’assimilazione ed immedesimazione nel testo poetico, opera della stessa Carlson, che da concretezza alla coreografia. Uno scritto che echeggia sulla scena (nella voce di Constantine Baecher)  vagheggiando “tra gambe allargate, Sogni e addio” e filosofeggiando di “una lussuosa libertà di grazia, incurvandosi al taglio della corda”. Spunti che si riverberano su un generalizzato rallenti del ritmo corporeo, condensandosi in una conclusiva staticità orante.

Carolyn Carlson

Tra i 14 artisti in scena spiccano Yuriko Nishiara leggiadra e fiduciosa in caduta libera tra le braccia possenti e pronte di Gaetano La Mantia. Gambe che si ritraggono e svincolano aeree col saettante Alessandro Cascioli. Infine Riccardo Riccio statuario e perfetto danzatore, centrale nella coreografia, e perno significativo del finale.

Sulla ribalta a fine spettacolo, tante le ovazioni per i danzatori ospiti e per il nostro corpo di ballo. Per Carolyn Carlson si apre una meritatissima pioggia di acclamazioni. Un trionfo che la coreografa riceve con  gaudio e grande spontanea simpatia. Un unico giudizio possibile, eccellente!

Carolyn Carlson

Repliche presso il teatro Massimo di Palermo fino al 25 settembre 2018, foto di Rosellina Garbo.

 

 

 

 

 

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Palermo e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro e agli eventi dal vivo.

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