Due serate dedicate all’arte tersicorea; al teatro Massimo di Palermo è di scena il Gran Gala del Tango e della danza.
Una serata dedicata all’arte tersicorea; Il Gran Gala del tango e della danza riempie il palcoscenico del teatro Massimo per l’estate Palermitana del 2026. Con la sempre mirabile direzione artistica del maestro francese Jean Sebastien Colau, il corpo di ballo della fondazione Massimina si misura con alcune grandi pagine del repertorio ballettistico ottocentesco. Due straordinarie coppie di Étoile ospiti coronano la programmazione tra brillantezza balanchiniana ed intensità emotiva contemporanea.
Un gran Gala che racconta del corpo di ballo del teatro Massimo, oggi più che mai impegnato e valorizzato nelle sue valenti risorse umane e artistiche. Il programma di sala è ricco, quanto mai variegato e capace di generare hype e coinvolgimento di pubblico.
La serata si apre con Contact Tango, coreografia di Colau e Vincenzo Veneruso. Il Tango, annoverato nel titolo, con la sua aura di carnalità apre la strada al grande pubblico ed ai turisti che affollano la sala del Basile.
Contact Tango amalgama, con manifesto intento narrativo, atmosfere e passionalità tanghera, da sordida milonga argentina, e tecnica classica accademica. Una commistione che si realizza nell’ideale pont
e iconografico creato tra l’ensemble maschile del ballo (in canotta e bretelle) potente, sudato, prepotente nel movimento e la bellezza diafana e distaccata dell’ètoile del balletto reale danese Holly Dorger. Ella, abito a pois neri su fondo bianco, si accompagna ad un principesco Diego Mulone e volteggia in attitude rotondi e perfetti facendo gonfiare come fosse disegnata la corta gonna a palloncino.
A collidere con la Dogerer la straziata intensità di Romina Leone; il suo è il ruolo scalzo e dolente di una donna tradita e oltraggiata, la figura allungata perpendicolarmente al terreno, gli occhi chiusi, l’abito da lavoro mesto. Entra additando il marito fedifrago, un temperamentoso Diego Millesimo, e da lui viene picchiata, calciata mentre rotola, ancora, lunga, per terra. Un’unica realtà due immagini femminili che a confronto stridono.
Insieme alla Dorger – che per altro si è detta innamorata di Palermo e felicissima di avervi danzato – ad accrescere il lustro dello spettacolo si annoverano altresì Jevgeni Grib e Marta Navasardyan rispettivamente primo ballerino del teatro nazionale Estone Vanemuine e Prima ballerina del balletto nazionale d’Estonia.
La coppia, si profonde, in due distinti pas de deux di stile ed interiorità contemporanea per le coreografie dello stesso Grib.
Sharps e Flats disegna una relazione fantasmatica ove lui, evocato da un piano che pare suonare da sé, si lascia attraversare e scivolare addosso da lei pallida, leggera e languida. Il pezzo è danzato con un qual certo, voluto, trasporto romantico musicale, sottolineato dagli abbracci avviluppati, melodici e roteanti in diagonale, lungo il palcoscenico. Letteralmente la pianista ed il suo, umanizzato, amore per il pianoforte.
Bitter Earth (Terra Amara) è invece l’elegantissimo compendio dell’essenzialità in forma di danza. Grib e Navasardyan danzano mossi da un longilineo slancio scivolato dei gomiti come dei piedi, planano come se pattinassero, si intersecano come linee, i lift sono divaricati e ariosi. La scena, dominata dal grigio fumo delle maglie a manica lunga dei due artisti, si può intendere come una accorata elegia astratta.
Il classico accademico completa gli spazzi del Gran Gala. Rifulgono tra armonia, perizia tecnica e bellezza esecutiva Michele Morelli e Yuriko Nishihara nel pas de deux da Esmeralda; eccellenti. La prova accademica di Martina Pasinotti nel Gran Pas Classique di Victor Gsovsky è salda, convincente, ornata dai suoi arti lunghi e saettanti.
Sottotono, rispetto agli alti livelli di precedenti documentate performance, Alessandro Casà, Questa volta meno incisivo, poco preciso. Il pas de deux da Satanella vede insieme uno straordinario, vivacissimo Alessandro Cascioli -nell’interpretazione emulo di un gran ballerino ottocentesco- e la ballerina Francesca Davoli in questa attuazione precaria e fuori fuoco, insoddisfacente.
A chiudere il Gran Gala i “Rubies” -rubini- da Jewels del coreografo statunitense George Balanchine.
Per il brillantissimo pas de deux dei rubini, che si dipana vertiginoso tra tuffi in penchè, ritmici battement, divertenti sinuosità in plié croisé ad intermittenza, linee spezzate da piedi in flex ed ilari galop, torna in scena Holly Dorger – con i suoi capelli rossi magnifica nel costume rosso rubino – accompagnata dall’energico e brioso, biondo collega, Primo ballerino del Balletto reale Danese John Axel Fransson. L’esecuzione è quanto mai vivida e giocosa così come richiesto dalle rigide direttive di mise en scene del repertorio balanchiniano. 
Grandi applausi per tutti i danzatori coinvolti, ovazioni per i valenti étoile ospiti e a scena aperta i festeggiamenti per l’ultimo spettacolo pre pensionamento della ballerina Simona Filippone, con il direttore Colau ad offrirle la ribalta ed un grande mazzo di fiori.
Vervemagazine Lifestyle, cultura, spettacolo ed eventi
