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La trilogia dei Vangeli scrittura drammaturgica in divenire per Gabriele Vacis e i PoEM

Il Vangelo di Giovanni come inizio per una ambiziosa scrittura drammaturgica destinata ad aprire una nuova trilogia. Il maestro Gabriele Vacis ed il gruppo PoEM presentano al Segesta Teatro Festival, Trilogia dei Vangeli.

Gabriele Vacis ed  il gruppo Poem presentano al Segesta Teatro Festival Trilogia dei Vangeli, ardimentosa, ambiziosa, impervia scrittura scenica sul mistero di Cristo. La profondità dell’altissimo, nella sua parabola umana, raccontata però a mezzo delle sue peculiarità divine.  Questo l’interesse primigenio del maestro Gabriele Vacis, nel momento in cui si approccia al Vangelo di Giovanni e lascia che cresca e si riversi nelle altre scritture tra le mani dei giovani attori del gruppo PoEM.

“Il Vangelo di Giovanni parla ai nostri giorni, ciò che descrive non è avulso dal presente; è nel Vangelo che si ravvisano le radici della nostra cultura e civiltà occidentale. La sua novella, rompe il ciò che di consolidato era scritto nel vecchio testamento. Gesù nella sua grazia disinteressata e misericordiosa appare come un eversivo sacro.  La sua natura celeste è ciò che di lui vuole tramandare l’apostolo Giovanni, più di qualsivoglia altro apostolo attento alla narrazione di cio che di più umano ed immediato si potesse trasmettere, parabole comprese.” Questo l’assunto di Vacis.

Questa l’idea ispiratrice da cui, poi, si dipana la scrittura scenica via via svettante e concentrica, pellegrina e ficcante, fuori fuoco ed esaltante dei PoEM.

Il gruppo PoEM (potenziali evocati Multimediali) si fregia del vigore fisico e della sincera tenerezza intellettuale di 12 eclettici magnifici giovani attori-autori. Un gruppo che si anima, danza librandosi e canta, in cori armonici e stereofonici, con grande pienezza individuale ed allo stesso tempo compattezza d’ensemble. Il lavoro che i PoEM, sotto l’occhio vigile e direttivo di Vacis, esperisce è figlio dell’ardimento ambizioso dello stesso ed insieme compendio vertiginoso e commovente di suggestioni personalissime, soggettive ma anche letterarie.

È un complesso puzzle di citazioni e passaggi iconici, illuminazioni e contaminazioni, mistero e contestazione, lirismo. Si inquadrano, calcati, corpo ed effetto scenico: sangue dal naso e dalla bocca su un lenzuolo bianco lucido. Un tessuto consistente e leggero, imprendibile,  di per se personificazione del Cristo.

I Vangeli sembrano vissuti dai giovani attori e come tali differentemente compresi, riadattati e reinterpretati. La mira è chiara ma il risultato scenico drammaturgico finale, per quanto pregevole per studio dell’argomento e sentimento espresso, non può dirsi del tutto compiuto, ancora piuttosto embrionale.

Le idee poste in luce sono molteplici. Catartiche nelle sfumature e sottigliezze dei brani scenici più efficaci, pregnanti, sentite.

Così nel discorso sulle cosiddette Beatitudini dal Vangelo di Matteo “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. (…)” Parole pronunciate con tremante fermezza dall’attrice Erica Nava nelle vesti di Gesù. God is a Woman, direbbero le teologhe femministe. Parole che riecheggiano e raccolgono il gruppo, consentendo anche il dissenso, il dubbio. La voce è ancora quella di una donna, l’intensa Eva Meskhi, come a voler analizzare l’immenso e il suo contrario.

Ci sono idee che partono dal corpo, da una mano con il palmo verso, che diventa nugolo di mani tese e verse, che allo stesso modo dei piccoli pesci nell’oceano si muove insieme, in stretta e ordinata formazione, cercando, anelando una risposta, una verità. Ove San Tommaso, nell’imponenza intensa dell’attore Edoardo Roti, asserisce “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” per poi vedere la sua mano muoversi come guidata da una forza sovrumana, dal Vangelo di Giovanni. 

Inatteso il cordoglio sociale, dell’attore Pietro Maccabei ove si rammarica (ndr da non credente) dell’uso distorto che il presidente Trump fa della parabola dei talenti per volgerne il significato, in senso capitalistico, a proprio vantaggio. Un piccolo colpo da maestro.

Il  Vangelo, ebbene, è davvero materia stimolante. Ritorna persino nelle considerazioni concrete, legittime e sanguigne di Pier Paolo Pasolini in apertura scena.Allo stesso Pasolini, poi, il biondo angelico attore Lorenzo Tombesi dedica una accorata dichiarazione d’amore omosessuale e intellettuale, come fosse nel centro pulsante del sé fanciullo.

Nel divenire dello spettacolo  non di rado si è percepito tanto materiale, tanto senso e tanta consapevolezza, come dilaganti e perciò disgiunti, scollati, non omogenei, qualche volta ridondanti. Bisognosi di una limatura, d’una più attenta evoluzione organica, forse d’una forma più congruente ed essenziale.

Ma probabilmente è questo il limite di un progetto così immenso. Una Trilogia dei Vangeli che tenti di ridimensionare IL logos in una scena irrimediabilmente contenuta, in uno spazio-tempo e corpo umano. Giovani Artisti, un grande maestro come Vacis, non bastano a  decifrare e restituire un cielo intero.

Enrico Rosolino

Enrico Rosolino apre il suo cuore al mondo delle arti alla tenera età di 2 anni, allorquando assiste alla proiezione cinematografica del lungometraggio animato di Walt Disney, Biancaneve e i sette nani. Ha inizio così un lungo percorso di scoperta e apprendimento nel variegato e sfaccettato mondo delle arti. Da piccolissimo si appassiona alla recitazione. Negli studi pone molta enfasi e impegno nelle materie umanistiche e, dunque, sceglie un liceo Classico. Durante l'adolescenza si diletta nella lettura ed interpretazione -a voce alta- dei classici greci. A 15 anni si avvicina concretamente al mondo della danza. Prende lezioni di balletto classico per 12 anni, e ad anni alterni segue dei corsi di danza moderna e contemporanea. L'arte coreutica diviene la sua più grande passione e territorio prolifico di ricerca. Si laurea allo STAMS di Palermo, e si specializza al DAMS di Bologna. Nel capoluogo emiliano affina e porta a più completa maturazione le sue conoscenze e il suo senso estetico e critico d'ambito teatrale. Viaggia molto, visita Parigi, New York, Londra, Barcellona, Copenaghen, Boston, Atene e molte altre città del mondo godendo di un approccio diretto e sentimentale con le di loro bellezze artistiche e culturali. Vive attualmente a Milano e coltiva moltissimi interessi nei più svariati contesti. Da giugno del 2021 è iscritto nell'elenco dei giornalisti pubblicisti presso l'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, per Verve si occuperà della rubrica dedicata al Teatro, alla cultura, e agli eventi dal vivo.

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