BrokeBack Mountain, la tormentata storia d’amore tra i cowboy Ennis e Jack sbarca sulla scena teatrale italiana in forma di prosa musicata, per una audace produzione del teatro Carcano di Milano.
Wyoming 1963, due giovani uomini, due cowboy, accettano il duro e scomodo lavoro di pastori delle greggi sui campi d’alta quota di Brokeback Mountain. La loro convivenza forzata è come un sasso grigio che, giorno dopo giorno, viene rischiarato da un persistente raggio di sole, un sentimento violento e improvviso, che lo sbianca e spacca. Nasce così un amore omosessuale vivido, energico, fisico ma allo stesso tempo sprofondato in un atmosfera sospesa, delicata, di non espresso, non realizzato.
Lo spettacolo, già un successo sulle scene londinesi, giunge in Italia grazie allo sforzo produttivo congiunto di teatro Carcano, Altra Scena & GF Entertainment e Accademia Perduta Romagna Teatri. Ennis e Jack rivivono sui palchi italiani a ben vent’anni dal film di Ang Lee (dove ebbero volto e corpo di Heath Ledger e Jake Gyllenhall).
Nell’assistere a questo spettacolo non ho potuto fare a meno di chiedermi: in una società come quella contemporanea, che si dichiara aperta e perlopiù accogliente con chi vive e manifesta una diversa inclinazione sessuale, quanto può esser utile e necessario narrare sulle scene un dramma omoerotico ambientato nell’America del 1969?
A rispondere a tale quesito è la regia stessa di Giancarlo Nicoletti giocata sulla perpetua sottrazione di due vite. Ennis Del Mar, interpretato dal sublime Edoardo Purgatori è fisicamente imploso, piegato su se stesso, la sua espressività è asciutta, seriosa granitica, il suo silenzio tuttavia urla, contratto e indicibile. Jack Twist è il suo contrario, l’eccellente Filippo Contri ne restituisce un ritratto vitale, aperto, energico; in lui si ravvisa un desiderio di vita pronto ad andare oltre convenzioni, aspettative, pericoli reali e presunti, con prorompente positività. I due attori, nella loro aitante fisicità, amalgamano queste differenti tensioni, in ogni abbraccio mascolino e voluttuoso, in ogni bacio restituito con foga, nei gesti e nelle colluttazioni che diventano danze folk strette, indissolubili, precise e convulse.
In Ennis l’amore equivale al terrore, a qualcosa di cui vergognarsi, la regia attraverso di lui frena ogni proposito e sogno possibile. Dietro di lui, schiacciante, il machismo e la virilità tossica e grossolana, gli impediscono di donarsi interamente e liberamente a Jack legandolo, invece, alla consuetudine dell’esser marito di Alma e padre di due bambine. Jack, al contrario, nella stessa consuetudine, cerca di trovare l’escamotage per una vita agiata imperniata sull’interesse e la soddisfazione personale.
Così una storia di cinquantasei anni fa si avvicina al nostro sentire, indicando, sottolineando come quegli stessi ostacoli sociali, stereotipi e canoni, perpetrarti da una cultura subdolmente fallocentrica possano essere ancor oggi e nonostante tutto percepiti come un freno ai sentimenti, inibizione all’espressione autentica del desiderio e cappio a comportamenti, personalità e speranze per il futuro. “Ci rimane solo Brokeback Mountain” urla Jack, stanco di un amore inimitabile ma consumato sempre più in tempi circoscritti e affamati. In una sola frase si concentra il senso dell’intera operazione registica, il suo messaggio: se il mondo e la società possono mostrare ancora reticenze ad includerci nella nostra compiutezza ci resterà sempre e solo il dimesso, piccolo, conforto di quanto potremmo essere.
La scenografia è una montagna, frastagliata, di triangoli diseguali sui quali si proiettano immagini cinematografiche, in rigoroso elegante bianco e nero, di una natura dall’aspra, opprimente bellezza, che però è testimone di un amore.
Brokeback Mountain è un percorso difficile, irto e scosceso , con elementi che materialmente appaiono e dispaiono, mai uguale a se stesso. A percorrerlo, insieme ai due protagonisti, è Malika Ayane che con la sua voce bruna, ampia e intensa canta dell’amore e della solitudine, del tempo sprecato e dell’incomunicabilità. Ayane è la personificazione eterea dell’eco della montagna, la coscienza mai sopita di Alma (la moglie di Ennis cui l’attrice Mimosa Campironi restituisce sospiri privi di pianto ma carichi di dignità), la parola affranta ma consapevole della mamma di Jack (quando quest’ultimo muore), il raccordo musicale old-west del BAR in cui si avvia la parabola di Ennis e Jack. Ayane vibra sui testi e le musiche originali di Dan Gillespie Sells, queste ultime eseguite con magistrale trasporto e perizia ritmica dalla live band diretta da Ashley Robinson. 
Brokeback Mountain è uno spettacolo finemente cesellato su quelli che sono i dettagli più intimi, tormentati e personali dei due protagonisti. Ciò, nonostante la vastità delle sue ambientazioni naturali, vera e propria sfida fisica per la scena, e a dispetto di un argomento immenso, l’omosessualità, di cui tanto, nel tempo e nelle arti, si è detto e narrato ma su cui ancora è possibile sospingere una rinnovata riflessione, un pensiero che restituisca la dovuta giustizia, onorabilità, libertà e fiducia. Ed è ciò che Ennis e Jack, nella loro ridente travagliata lunga e ormai lontana storia d’amore, in qualche modo, ancora riescono a fare.
Vervemagazine Lifestyle, cultura, spettacolo ed eventi
