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Recensione: Sono solo fantasmi

Singolare ibridazione tra commedia (becera) e horror, Sono solo fantasmi ribadisce in modo bizzarro le mire d’autore di Christian De Sica. Di nuovo in attesa…

Italia, 2019  di Christian De Sica con Christian De Sica, Carlo Buccirosso, Gian Marco Tognazzi, Leo Gullotta, Ippolita Baldini, Valentina Martone, Francesco Bruni, Gianni Parisi

Al nono film diretto in 28 anni, Christian De Sica conferma ancora di avere aspirazioni più alte del dovuto.

Da un soggetto di Nicola Guaglianone tradotto in script dallo stesso regista con Andrea Bassi e il Luigi Di Capua afferente a The Pills, ecco la storia di tre fratellastri acchiappafantasmi in bolletta nella superstiziosa Napoli: Thomas, fallimentare illusionista romano, Carlo (Buccirosso), imprenditore partenopeo dipendente dalla famiglia della moglie Serena (Baldini) che lo bistratta, e Ugo (Tognazzi), in apparenza un po’ tardo e piuttosto esperto di esoterismo. Di quest’ultimo gli altri due apprendono l’esistenza solo alla morte del genitore che tutti hanno in comune, Vittorio (De Sica medesimo), giocatore incallito che ha lasciato loro una villa da riscattare dai debiti. Per riottenerla, perché non mettere su un’agenzia specializzata nella disinfestazione di spiriti dispettosi?

La città campana è omaggiata con affetto (con caratteristi quali Tommaso Bianco e Lucianna De Falco, ma c’è anche Nadia Rinaldi), così come si tenta di richiamare nostalgicamente (nonché impropriamente, e per l’autore non è la prima volta) il cinema (e le figure) dei padri (basta accostare i nomi dei personaggi agli attori…). Ne viene fuori un guazzabuglio raramente divertente (soprattutto per colpa di cadute di tono visive e verbali assolutamente evitabili) eppure curiosamente accurato sul versante horror, effetti speciali compresi (pare che in ciò ci sia lo zampino dell’esperto figlio di Christian, Brando); quindi, per il momento, unico.

raxam

Essere avvolti dal buio, completamente proiettati verso un grande schermo sul quale si rincorrono immagini oggi squillanti, domani grigie, dopodomani mute, ma sempre in grado di creare cariche emotive più o meno durature, a volte perfino contrastanti. Sensazioni uguali e diverse delle quali Raxam non potrebbe fare a meno e della cui intensità propone la propria analisi. Condivisibile o meno, è comunque l'invito a non dimenticare un rito aggregativo e assai stimolante per la mente, perpetuatosi nonostante tutto per 120 anni: il cinema al cinema. E ragionarci su, o almeno provarci, non guasta mai.

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